Il fenomeno che sta invadendo YouTube Italia con decine di canali dedicati agli Anunnaki e agli Elohim, presentati come ingegneri biogenetici extraterrestri venuti a creare l'umanità, non è semplicemente un revival di antiche teorie, ma un perfetto cortocircuito tra la tecnologia contemporanea e un pubblico già predisposto a credere in narrazioni alternative. La presenza massiccia di contenuti anonimi, prodotti con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, che promettono "nuove traduzioni" delle tavolette sumere effettuate da supercomputer, rappresenta la sintesi di un'evoluzione che ha trasformato la paleo-astronautica da nicchia intellettuale a prodotto industriale, dove la verità storica è meno importante della capacità di catturare l'attenzione dell'algoritmo.
La radice del fenomeno affonda in un terreno già ampiamente fertilizzato da decenni di letteratura alternativa. Zecharia Sitchin, con la sua interpretazione dei testi sumeri, e Mauro Biglino, con la sua rilettura dell'Antico Testamento, hanno creato un immaginario popolare in cui gli dei antichi diventano esseri tecnologici e le scritture sacre si trasformano in cronache di contatti extraterrestri. In Italia, in particolare, il successo di Biglino ha educato un vasto pubblico a questo tipo di narrazione, creando una domanda costante di nuovi dettagli, di nuove prove, di nuove conferme. Ed è proprio questa domanda che i nuovi canali YouTube, spesso gestiti da content farm anonime, hanno saputo intercettare con una precisione chirurgica.
Il meccanismo di produzione di questi contenuti è un esempio paradigmatico dell'economia dell'attenzione nell'era dell'IA. I testi vengono scritti o riassunti da modelli linguistici come ChatGPT o Claude, che attingono a un vasto repertorio di testi già presenti sul web, spesso pescando a piene mani da forum di ufologia e da siti di complottismo. Le voci narranti sono cloni vocali generati da ElevenLabs o altri software simili, che conferiscono un tono autorevole e misterioso alla narrazione. Le immagini spettacolari degli Anunnaki sui loro troni o delle astronavi sopra le città mesopotamiche sono il frutto di generatori di immagini come Midjourney o Stable Diffusion, che creano un'illusione di alta qualità e di autorevolezza visiva. Il risultato è un prodotto che sembra curato e professionale, ma che è stato realizzato con un costo quasi nullo e con un investimento di tempo minimo.
L'anonimato dei creatori non è una scelta casuale, ma una strategia economica precisa. Gestire canali "faceless" (senza volto) permette di produrre video in serie, in diverse lingue, senza legarsi a una personalità che possa limitare la scalabilità del progetto. Non c'è un autore reale, ma un sistema che produce contenuti in modo industriale, sfruttando la capacità dell'IA di generare testi, voci e immagini su richiesta. L'argomento degli Anunnaki si presta perfettamente a questo modello, perché è un tema che garantisce un altissimo tasso di clic e un lungo tempo di permanenza, due fattori chiave per il posizionamento algoritmico su YouTube.
La menzione, in molti di questi video, di "supercomputer che stanno ritraducendo le tavolette" è un elemento narrativo di grande efficacia, che mescola un fondo di verità scientifica con una distorsione sensazionalistica. È vero che esistono progetti accademici, come quelli della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco o le collaborazioni in Iraq e Israele, che utilizzano l'intelligenza artificiale per ricomporre frammenti di tavolette cuneiformi e leggere parti danneggiate o mancanti. Ma questi progetti servono a velocizzare il lavoro degli archeologi, a confermare le traduzioni classiche, a leggere testi amministrativi o preghiere, non certo a scoprire antiche verità ufologiche. I canali YouTube, però, prendono questa ricerca e la manipolano, facendo credere al pubblico che l'IA abbia finalmente dimostrato le teorie di Sitchin e Biglino, e che i governi stiano nascondendo la verità.
Questo fenomeno, per quanto possa sembrare un'esplorazione di nicchia, ha implicazioni molto più ampie, che investono il futuro stesso dell'informazione e dell'intrattenimento. Come segnalato dalla prossima edizione del MIPCOM, il più grande mercato mondiale di prodotti audiovisivi, ci troviamo di fronte a un passaggio epocale: l'istituzionalizzazione dell'AI Entertainment, che porta i contenuti generati dall'intelligenza artificiale dall'ombra del web ai canali principali del multimediale. Il confine tra televisione tradizionale, piattaforme di streaming e i canali dei digital creators si è ormai azzerato, e il modello che trionfa è quello del narrowcasting algoritmico, dove il pubblico non è più una massa omogenea, ma un insieme di comunità psicografiche globali, aggregate dall'algoritmo in base a interessi specifici.
Il cortocircuito, in ultima analisi, è tecnologico e culturale. L'IA rende possibile produrre contenuti per nicchie microscopiche a costo zero, mentre l'algoritmo di YouTube è in grado di raggiungere quelle nicchie in ogni angolo del pianeta. Il risultato è una frammentazione del pubblico senza precedenti, dove ogni utente vive nella sua bolla informativa, nutrito da narrazioni che confermano le sue convinzioni, senza alcun filtro di verifica. La storia antica, in questo contesto, diventa un semplice materiale grezzo, un set di mattoncini narrativi da ricombinare a piacimento per creare storie avvincenti, capaci di catturare l'attenzione e di generare profitti. La verità, come sempre, è la prima vittima di questo processo, ma in un'epoca in cui l'algoritmo premia l'engagement e non l'accuratezza, forse è proprio questo il punto: la verità non è più un valore, ma un'opzione.
Cesio Endrizzi