lunedì 6 luglio 2026

I Lupi Mannari di Poligny: il processo che sconvolse la Franca Contea

 


Nel dicembre del 1521, nella regione della Franca Contea, due uomini vennero processati con accuse pesanti di licantropia e cannibalismo. I loro nomi erano Pierre Burgot, detto Pierre le Grand per la sua stazza imponente, e Michel Verdun. Il processo ebbe luogo davanti all'Inquisitore Generale della diocesi di Besançon, e ciò che emerse dalle testimonianze scioccò l'intera regione.

Secondo la confessione resa da Burgot durante il processo, tutto ebbe inizio diciannove anni prima, nei pressi di Poligny, quando una violenta tempesta disperse il suo gregge di pecore. Mentre cercava aiuto per ritrovarle, fu avvicinato da tre cavalieri vestiti di nero. Uno di loro gli fece una proposta allettante: avrebbe ritrovato le sue pecore, sarebbe stato protetto da ogni male e avrebbe ricevuto denaro. Il tutto a una sola condizione: avrebbe dovuto giurare fedeltà al "padrone" dell'uomo, ovvero il Diavolo.

Burgot accettò e qualche giorno dopo si presentò all'appuntamento. Qui baciò la mano sinistra del misterioso uomo, nera e fredda come quella di un cadavere. Scoprì poi che si chiamava Moyset. Da quel momento, Burgot servì il Diavolo per due anni. Finché, spaventato dalla strada intrapresa, tornò a frequentare la chiesa.

Ma la pace non durò. Michel Verdun lo convinse a rinnovare il patto, promettendogli denaro in cambio. Fu così che, in un bosco vicino a Chastel Charnon, avvenne qualcosa di straordinario.

Burgot raccontò che in mezzo al bosco trovarono molte altre persone, tutte con in mano ceri verdi con una fiamma azzurra. Al centro di quel rito, dopo essersi spogliato, fu unto con un unguento speciale da Verdun. Poco dopo, si sentì trasformato: le sue mani e i suoi piedi divennero zampe, il suo corpo si ricoprì di pelo. Si era trasformato in un lupo mannaro.

In questo stato, disse di riuscire a correre con la velocità del vento. Dopo un'ora o due, Verdun lo unse di nuovo, e Burgot tornò alla sua forma umana. L'unguento, a quanto riferì, gli era stato consegnato dal suo "maestro" Moyset, e a Verdun dal suo, chiamato Guillemin.

A differenza di altri racconti simili, Burgot dichiarò di non provare alcuna stanchezza dopo le sue escursioni da lupo. Anzi, ripeté più volte la trasformazione, assieme a Verdun.


Gli atti di cannibalismo

Burgot confessò atti terribili:

  • In una delle sue "cacce", tentò di assalire un bambino di sei o sette anni per sbranarlo, ma fu costretto a fuggire quando il piccolo cominciò a urlare.

  • Un'altra volta, lui e Verdun attaccarono una donna che stava raccogliendo piselli, la fecero a pezzi e uccisero anche un uomo che tentò di salvarla.

  • Raccontò poi di aver divorato una bambina di quattro anni, lasciandone solo un braccio, e di aver bevuto il sangue di un'altra dopo averla strangolata.

  • In forma umana, aggredì una bambina di nove anni che stava sradicando erbacce dal suo orto: lei lo pregò di risparmiarla, ma lui le spezzò il collo.

  • Aggredì anche una capra, mordendola alla gola prima di finirla con un coltello.

Burgot spiegò che per trasformarsi doveva essere nudo, mentre Verdun riusciva a farlo anche vestito. Non sapeva dire dove finisse il pelo del lupo al ritorno alla forma umana, semplicemente svaniva.


Tutte queste dichiarazioni furono confermate da Verdun, che corroborò le parole dell'amico, ammettendo a sua volta le stesse atrocità.

Il processo si concluse con la condanna a morte di entrambi gli imputati. Furono dichiarati colpevoli di licantropia e cannibalismo. Le loro confessioni, rese sotto tortura o in cambio di promesse di clemenza, non sono mai state verificate. Tuttavia, il processo di Poligny rimane uno dei casi più famosi e inquietanti di caccia alle streghe e ai lupi mannari dell'Europa del XVI secolo.

Oggi, il processo di Poligny ci appare come un esempio estremo di come la superstizione, la paura e il potere della confessione potessero condannare degli uomini innocenti. È anche un monito su come l'immaginazione umana possa trasformare l'ordinario in mostruoso, e come il terrore dell'ignoto possa portare a condanne che la storia ha faticosamente dimenticato. Ma per chi ancora oggi crede nei licantropi, le confessioni di Pierre Burgot e Michel Verdun sono la prova che i lupi mannari non sono solo leggende, ma creature che hanno davvero camminato tra noi.


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