Non è necessario
scomodare i cartoni animati Disney per parlare di Atlantide. Il mito
del continente perduto è molto più antico, molto più affascinante
e, forse, molto più vicino a noi di quanto si creda. Quando storia e
leggenda si mescolano in un legame inscindibile, fino a smarrire i
propri contorni, allora vale la pena immergersi in un passato
straordinario e misterioso. Alla ricerca, se non di risposte, almeno
di domande migliori.
Lo straordinario
continente perduto galleggiava nell'Oceano Atlantico, si trovava nel
mar Egeo o non è mai esistito? La risposta, come spesso accade con i
grandi miti, è probabilmente un po' di tutte queste cose.
Il mito di Atlantide
viene citato per la prima volta dal filosofo greco Platone, nei
dialoghi Timeo e Crizia, scritti
intorno al 360 a.C. In queste opere, Platone racconta di una
conversazione tra il politico ateniese Crizia (suo antenato) e
Socrate. Crizia, a sua volta, riferisce una storia che aveva sentito
dal nonno, che l'aveva appresa dal poeta e legislatore Solone, che a
sua volta l'aveva sentita raccontare da alcuni sacerdoti egizi
durante un suo viaggio a Sais, nel delta del Nilo.
Secondo questi
sacerdoti, circa 9.000 anni prima della nascita di Solone (e quindi
circa 11.500 anni fa rispetto a noi), esisteva una potente e avanzata
civiltà insulare situata al di là delle Colonne
d'Ercole (l'odierno Stretto di Gibilterra).
Quest'isola, più grande della Libia e dell'Asia Minore messe
insieme, si chiamava Atlantide e dal suo
nome derivava quello dell'oceano che la circondava: l'Atlantico.
Atlantide era
governata da una confederazione di re, discendenti del dio del mare
Poseidone e della mortale Clito. Per generazioni, gli Atlantidei
vissero in pace e prosperità, governati da leggi giuste e guidati
dalla virtù. Costruirono una capitale straordinaria, fatta di cerchi
concentrici di terra e acqua alternati, collegati da canali e
decorati con metalli preziosi, tra cui l'orichalco,
un leggendario metallo che brillava come il fuoco.
Ma col tempo, gli
Atlantidei si corruppero. La loro natura divina si mescolò con
quella umana, e la sete di potere prese il sopravvento. Iniziarono a
conquistare territori, soggiogando gran parte dell'Europa e
dell'Africa, finché non osarono attaccare Atene. Gli Ateniesi, però,
guidati da un esercito valoroso (che Platone descrive come l'antenato
della sua stessa città), riuscirono a respingerli.
A questo punto, gli
dèi decisero di punire gli Atlantidei per la loro hybris
(tracotanza). Zeus convocò un concilio divino e... il testo
del Crizia si interrompe bruscamente. Non sappiamo
cosa avesse in mente Platone. Sappiamo solo, da altre fonti, che la
punizione fu terribile: in un solo giorno e una sola
notte, terremoti e inondazioni fecero sprofondare l'isola negli
abissi dell'oceano.
Già nell'antichità,
il mito di Atlantide divise gli studiosi. Lo stesso discepolo di
Platone, Aristotele, bollò la storia come una
"fake news" in piena regola, sostenendo che il filosofo
avesse inventato Atlantide per scopi pedagogici e filosofici. Per
Aristotele, Atlantide era un'utopia, un mito politico per
esemplificare la superiorità della città virtuosa (Atene) sulla
potenza corrotta e materialista (Atlantide).
Altri, invece,
credettero fermamente nella storicità del racconto. Plutarco, ad
esempio, parlò di Atlantide come di un fatto reale, e anche lo
storico Ammiano Marcellino la menzionò come un continente perduto.
Oggi, la maggior
parte degli studiosi ritiene che Atlantide sia
un'invenzione filosofica di Platone, una costruzione
letteraria per veicolare le sue idee politiche sulla città ideale e
la condanna dell'imperialismo. Ma questo non ha impedito a
generazioni di esploratori, archeologi e sognatori di cercare il
continente perduto in ogni angolo del pianeta.
La prima ondata di
"caccia ad Atlantide" si ebbe nel XIX secolo, grazie
all'americano Ignatius Donnelly, che nel 1882
pubblicò Atlantis: The Antediluvian World. Donnelly
sosteneva che tutte le civiltà antiche (Egitto, Mesopotamia, America
precolombiana) discendessero da un'unica fonte: Atlantide. Collocava
il continente nell'Oceano Atlantico, in prossimità delle Azzorre,
dove alcune strutture geologiche sembravano (a lui) i resti di una
terra sommersa.
Da allora, le teorie
si sono moltiplicate. Ecco alcune delle localizzazioni più celebri:
1. Santorini e la
civiltà minoica (la più accreditata)
Oggi, l'ipotesi più
seguita dagli archeologi e dai geologi è che Platone si sia ispirato
a un evento storico realmente accaduto, ma molto più vicino a lui di
9.000 anni: la catastrofe di Thera (l'odierna
Santorini). Intorno al 1600 a.C., l'isola vulcanica di Thera esplose
in una delle eruzioni più violente della storia umana. Il collasso
della caldera generò un mega-tsunami che devastò le coste del
Mediterraneo orientale, in particolare la vicina Creta, sede della
fiorente civiltà minoica.
I Minoici erano un
popolo avanzato, con palazzi monumentali (come Cnosso), una flotta
potente e una scrittura ancora oggi non decifrata. La loro improvvisa
scomparsa, avvenuta in un "giorno e una notte terribili",
potrebbe aver ispirato la leggenda di Atlantide. Le rovine sommerse
di Santorini (Akrotiri) sono incredibilmente simili alla descrizione
platonica: cerchi concentrici di terra e acqua, canali, edifici
maestosi.
Se questa ipotesi è
vera, Platone avrebbe "spostato" la catastrofe nel tempo
(da 1.200 a 9.000 anni prima di lui) e nello spazio (dall'Egeo
all'Atlantico) per ragioni letterarie e filosofiche. Ma il nucleo
storico sarebbe reale.
2. Il Mar Nero e
l'inondazione post-glaciale
Un'altra ipotesi
suggestiva, avanzata dagli studiosi Ryan e Pitman negli anni '90,
lega Atlantide all'inondazione del Mar Nero, avvenuta intorno al 5600
a.C. Lo scioglimento dei ghiacciai alla fine dell'ultima era glaciale
fece innalzare il livello dei mari; il Mediterraneo ruppe la diga
naturale del Bosforo e si riversò nel bacino del Mar Nero, allora un
lago d'acqua dolce, inondando in pochi mesi un'area vastissima. Per
le popolazioni che vi abitavano, fu la fine del mondo. I
sopravvissuti si dispersero, portando con sé il racconto di un
cataclisma. Alcuni di loro raggiunsero l'Egitto e la Mesopotamia,
dove il mito si sarebbe trasformato prima nel Diluvio Universale e
poi in Atlantide.
3. L'Andalusia e
Doñana
Più recentemente,
alcuni ricercatori hanno localizzato Atlantide nel Parco Nazionale di
Doñana, in Spagna, vicino a Cadice. Qui sono stati trovati resti di
insediamenti circolari sommersi che ricordano la descrizione
platonica. La teoria è che Atlantide fosse una città-stato
tartessica, distrutta da uno tsunami tra il 1500 e il 1200 a.C.
4. L'Antartide (la
teoria più fantasiosa)
Negli anni '50,
Charles Hapgood propose che Atlantide fosse l'Antartide, prima che i
ghiacci la ricoprissero. Secondo la sua teoria (poi ripresa da
scrittori come Graham Hancock), la crosta terrestre si sarebbe
spostata improvvisamente, portando l'Antartide, un tempo temperato,
nella posizione attuale. Non ci sono prove geologiche a sostegno.
5. Le Azzorre, Cuba,
il triangolo delle Bermuda...
E poi c'è chi ha
cercato Atlantide nelle Azzorre (dove Donnelly vedeva le cime
sommerse delle montagne atlantidee), chi al largo di Cuba (dove sonar
hanno rilevato strutture sommerse simmetriche, poi rivelatesi
formazioni naturali), chi nel Triangolo delle Bermuda, chi in
Giappone (con le misteriose strutture sottomarine di Yonaguni,
probabilmente naturali).
I geologi sono
chiari: non esiste alcuna prova dell'esistenza di un
continente sprofondato nell'Oceano Atlantico. La tettonica a
placche dimostra che i continenti si muovono troppo lentamente per
far sprofondare un'isola delle dimensioni descritte da Platone in
11.000 anni. Inoltre, i fondali oceanici sono stati ormai mappati con
precisione: non ci sono resti di continenti sommersi.
Ciò non esclude,
però, che catastrofi locali (eruzioni
vulcaniche, tsunami, inondazioni) abbiano distrutto civiltà
costiere, e che questi eventi abbiano ispirato il mito. Santorini, il
Mar Nero, Doñana sono tutti candidati validi.
Perché, nonostante
le prove schiaccianti che Atlantide non è mai esistita, continuiamo
a cercarla? Perché il mito ci affascina ancora?
Forse perché
Atlantide rappresenta qualcosa di più di una semplice isola. È il
simbolo di un'età dell'oro perduta, di una civiltà avanzata che
l'hybris (la tracotanza) ha distrutto. È un monito contro la
corruzione, l'imperialismo, la sete di potere. È la nostalgia di un
mondo perfetto che non c'è mai stato, ma che continuiamo a sognare.
E poi, c'è il
fascino della ricerca stessa. Cercare Atlantide significa cercare le
nostre origini, il nostro posto nel mondo, il senso della storia.
Significa credere che qualcosa di straordinario possa essere nascosto
sotto i nostri piedi, in attesa di essere scoperto.
Come scrisse Antoine
de Saint-Exupéry, "l'essenziale è invisibile agli occhi".
Atlantide è invisibile. Ma forse, proprio per questo, esiste. Nel
nostro immaginario, nei nostri sogni, nelle domande che non smettiamo
di farci.
Chissà che un
giorno, tra le onde dell'Egeo o nei fondali dell'Atlantico, qualcuno
non trovi davvero le rovine di una civiltà perduta. E chissà che
quella civiltà non ci assomigli, e che il suo destino non sia il
nostro.
Intanto, il mito
continua a vivere. E forse, questa è la vera Atlantide: una storia
che non muore mai, perché parla di ciò che siamo stati, di ciò che
siamo e di ciò che potremmo diventare.