Per secoli, i marinai che solcavano le acque dell'Atlantico settentrionale raccontarono storie inquietanti su una creatura gigantesca, dotata di lunghi tentacoli e capace, secondo le leggende, di trascinare intere navi negli abissi. Era il Kraken, il mostro marino della tradizione scandinava, una presenza terrificante che per generazioni alimentò la paura dell'oceano e l'immaginazione di chi viveva di navigazione.
Ma che cosa si nascondeva dietro quei racconti? La risposta arrivò nell'Ottocento, quando una serie di avvistamenti e ritrovamenti di animali straordinariamente grandi costrinse la comunità scientifica a prendere sul serio una possibilità fino ad allora considerata poco credibile: nelle profondità marine vivevano davvero calamari di dimensioni eccezionali.
La vicenda più curiosa non riguarda soltanto la scoperta scientifica, ma anche il destino di uno di questi animali, finito nelle mani di un reverendo canadese che decise di trasformare la propria vasca da bagno in un improvvisato laboratorio di zoologia.
Uno degli episodi più importanti si verificò nel novembre del 1861, quando la cannoniera francese Alecton incontrò un enorme calamaro nelle acque dell'Atlantico, nei pressi delle Isole Canarie.
L'animale galleggiava in superficie e presentava dimensioni tali da attirare immediatamente l'attenzione dell'equipaggio. I marinai tentarono di catturarlo utilizzando arpioni e corde, cercando di assicurarlo alla nave. L'operazione, tuttavia, si rivelò molto più difficile del previsto.
Quando gli uomini tentarono di issare a bordo la creatura, il corpo dell'animale, caratterizzato da tessuti relativamente delicati, cedette sotto la tensione della corda. Il calamaro si lacerò e l'equipaggio riuscì a recuperare soltanto una parte della carcassa, del peso di circa 18 chilogrammi.
Il materiale fu portato in Francia e presentato all'attenzione degli studiosi. L'episodio ebbe una notevole importanza perché contribuì a rafforzare l'ipotesi che le testimonianze sui giganteschi cefalopodi non fossero semplici invenzioni dei marinai.
Non è corretto affermare che l'equipaggio avesse identificato con certezza l'animale come il Kraken mitologico: si trattò piuttosto di un incontro con una creatura tanto insolita da richiamare inevitabilmente le leggende dei mostri marini.
La storia assunse contorni ancora più sorprendenti dodici anni dopo. Nel novembre del 1873, alcuni pescatori catturarono un calamaro gigante nella zona di Logy Bay, vicino a St. John's, sull'isola canadese di Terranova.
L'animale era rimasto intrappolato negli attrezzi da pesca e la sua presenza provocò una concitata lotta per riuscire a controllarlo. I pescatori riuscirono infine a portarlo a riva, dove la carcassa attirò l'attenzione di Moses Harvey, un reverendo presbiteriano con un vivo interesse per la storia naturale.
Harvey comprese immediatamente che quel ritrovamento poteva avere un'importanza straordinaria. Fino ad allora, le testimonianze scientifiche sui calamari giganti si basavano spesso su resti incompleti, frammenti di tentacoli o carcasse danneggiate dal mare. Un esemplare relativamente integro offriva invece la possibilità di documentare con maggiore precisione l'anatomia di un animale che pochi studiosi avevano potuto esaminare direttamente.
Il reverendo acquistò la carcassa per una somma che viene comunemente riportata come dieci dollari. Poi escogitò un sistema tanto insolito quanto efficace per documentarla: collocò il calamaro nella propria vasca da bagno, disponendo il corpo e i tentacoli in modo da renderne visibili le dimensioni e la struttura.
L'immagine ottenuta sarebbe diventata una delle fotografie più celebri nella storia delle prime ricerche sui calamari giganti.
Moses Harvey non era uno zoologo professionista, ma il suo lavoro contribuì a rendere accessibile agli studiosi un esemplare di grande valore scientifico. La documentazione fotografica e il materiale raccolto permisero di mostrare concretamente le dimensioni e le caratteristiche anatomiche di questi animali.
La fotografia del calamaro nella vasca da bagno non era soltanto una curiosità destinata a stupire il pubblico. In un periodo in cui la fotografia scientifica era ancora relativamente giovane, rappresentava una testimonianza visiva importante di una creatura che, fino a poco tempo prima, era stata conosciuta soprattutto attraverso racconti, frammenti e descrizioni indirette.
Harvey conservò l'esemplare in una soluzione salina e lo mise a disposizione di Addison Emery Verrill, zoologo dell'Università di Yale, che stava studiando i grandi cefalopodi rinvenuti nell'Atlantico settentrionale.
Verrill analizzò il materiale proveniente da Terranova insieme ad altri esemplari e resti disponibili, contribuendo in modo decisivo alla descrizione scientifica dei calamari giganti e alla comprensione delle loro caratteristiche anatomiche.
La classificazione di questi animali permise di distinguere progressivamente le conoscenze zoologiche dalle interpretazioni leggendarie che avevano accompagnato per secoli le testimonianze dei marinai.
Il calamaro gigante, conosciuto scientificamente come Architeuthis dux, esiste davvero ed è uno degli invertebrati più impressionanti del pianeta. Vive principalmente nelle profondità oceaniche e può raggiungere dimensioni considerevoli, soprattutto se si considera la lunghezza complessiva dei tentacoli.
Questo non significa, però, che ogni racconto sul Kraken debba essere considerato una descrizione fedele di un calamaro gigante. Le leggende nordiche si svilupparono nel corso dei secoli e furono alimentate da testimonianze frammentarie, interpretazioni popolari e dalla difficoltà di osservare direttamente gli animali degli abissi.
Non esistono prove scientifiche che i calamari giganti siano in grado di trascinare deliberatamente intere navi sul fondo del mare, come raccontavano alcune storie. La loro anatomia, il loro comportamento e il loro ambiente naturale sono molto diversi dall'immagine di un mostro intenzionato ad aggredire i naviganti.
La realtà, tuttavia, non è meno affascinante della leggenda. Per secoli, l'oceano ha custodito animali che gli esseri umani conoscevano soltanto attraverso resti occasionali e racconti difficili da verificare. Le scoperte dell'Ottocento dimostrarono che, dietro alcune testimonianze apparentemente incredibili, potevano nascondersi fenomeni biologici autentici.
Il destino del calamaro acquistato da Moses Harvey non fu quello di diventare un trofeo leggendario, ma quello di contribuire alla conoscenza scientifica. La sua carcassa venne studiata, documentata e inserita in un percorso di ricerca che avrebbe progressivamente chiarito l'esistenza e le caratteristiche dei calamari giganti.
La vasca da bagno del reverendo rappresenta oggi uno degli episodi più singolari della storia della zoologia: un luogo domestico trasformato, per necessità e ingegno, in uno spazio di osservazione scientifica.
Il Kraken, inteso come il mostro capace di distruggere le navi, rimane una creatura della mitologia. Ma i calamari giganti dimostrano che il mondo naturale può produrre forme di vita talmente insolite da alimentare, per secoli, racconti che sembrano appartenere esclusivamente alla fantasia.
E forse è proprio questo l'aspetto più sorprendente della vicenda: non fu necessario trovare un mostro soprannaturale per scoprire qualcosa di straordinario. Bastò osservare con attenzione un animale reale che gli esseri umani avevano impiegato secoli a comprendere.
Cesio Endrizzi