martedì 10 febbraio 2026

Medium e fenomeni paranormali: sono tutte frodi?


Il salotto è in penombra. Una donna stringe tra le mani la fotografia di un giovane sorridente, i cui occhi sembrano seguirti da quell'angolo della cornice. Di fronte a lei, una persona chiude gli occhi, respira profondamente, e dopo qualche istante di silenzio teso, sussurra: "C'è un uomo qui con noi. Dice di essere tuo padre. Vuole che tu sappia che ti ha visto quel giorno, al funerale, quando nessuno pensava che tu potessi farcela". La donna scoppia in lacrime. È il segno che aspettava da anni.

Scene come questa si ripetono ogni giorno in innumerevoli salotti, studi televisivi e palchi teatrali. Il fenomeno dei medium, coloro che sostengono di poter comunicare con i defunti, è antico quanto l'umanità stessa. Ma nella nostra epoca, sospesa tra il bisogno disperato di credere e il cinismo della ragione, la domanda brucia sulle labbra di tutti: è tutto un immenso inganno, o c'è qualcosa di autentico che sfugge alla nostra comprensione?

La risposta, come spesso accade quando si parla di mistero, è più inquietante di un semplice sì o no.

Per comprendere la natura del fenomeno, dobbiamo prima spogliarci di ogni preconcetto. Da un lato c'è lo scettico militante, pronto a smascherare qualsiasi ciarlatano con il bisturi della logica. Dall'altro c'à il credente convinto, per il quale ogni dubbio è blasfemia, ogni prova contraria è un complotto. In mezzo, come sempre, c'è il territorio più vasto e più oscuro: quello dell'ambiguità umana.

Iniziamo con i fatti. La storia del paranormale è costellata di frodi clamorose. Le sorelle Fox, considerate le madrine dello spiritismo moderno, ammisero decenni dopo che i loro "spiriti bussanti" erano prodotti facendo schioccare le dita dei piedi. I fratelli Davenport si facevano legare dentro armadi chiusi per poi far volare strumenti musicali nella stanza, ma gli illusionisti dell'epoca dimostrarono che i nodi erano falsi e che bastava un semplice gioco di spalle per liberarsi. Eusapia Palladino, la celebre medium napoletana, venne più volte sorpresa a muovere i tavoli con il piede durante le sedute.

E arriviamo ai giorni nostri. Mentre scrivo, decine di "medium" su TikTok offrono letture a pagamento utilizzando tecniche di cold reading, pesca a strascico di informazioni, affermazioni vaghe che il cliente interpreterà come specifiche. La formula è sempre la stessa: "Vedo una figura maschile, più anziana, che è stata importante per te. Aveva un problema al petto, o forse alle gambe. Senti che ti sta vicino in questo momento". Qualunque persona con un defunto in famiglia troverà il modo di adattare queste parole alla propria storia.

Eppure, e qui la faccenda si fa inquietante, ci sono casi che resistono a ogni tentativo di smontaggio. Casi documentati, studiati, in cui i medium hanno fornito informazioni specifiche, verificabili, che non potevano in alcun modo conoscere. L'antropologo e psichiatra Ian Stevenson, per anni, raccolse testimonianze di bambini che ricordavano vite passate con dettagli poi verificati. Il fisico Oliver Lodge, dopo la morte del figlio in guerra, ricevette comunicazioni talmente dettagliate e intime da convincerlo, lui scienziato, che ci fosse qualcosa di reale.

Cosa fare con queste contraddizioni? La tentazione è scegliere una fazione e barricarcisi dentro. Ma forse, la verità è che stiamo guardando il problema con gli occhi sbagliati.

La domanda corretta non è "medium e fenomeni paranormali sono frodi?", ma piuttosto "perché, frode o non frode, continuiamo ad averne un bisogno così disperato?".

Il medium, autentico o ciarlatano che sia, occupa uno spazio che la scienza e la religione hanno lasciato vuoto. La scienza ci dice che quando moriamo, la coscienza cessa di esistere. Punto. È una prospettiva inaccettabile per milioni di persone che non riescono a concepire un universo in cui l'amore per un figlio, per un genitore, per un compagno di una vita, si dissolva semplicemente nel nulla. La religione, dal canto suo, promette una vita dopo la morte, ma la colloca in un altrove lontano, inaccessibile, demandando il contatto a un'istituzione e a tempi escatologici che non coincidono con il bisogno immediato di chi soffre.

Il medium si inserisce esattamente in questa crepa. Offre ciò che nessun altro può offrire: la prova tangibile, qui e ora, che l'amore sopravvive. Che il legame non si è spezzato. Che dall'altra parte non c'è il nulla, ma una presenza che continua a preoccuparsi, a osservare, ad amare. È una promessa così potente che molti sono disposti a pagare qualsiasi prezzo pur di crederci.

Ma c'è un altro aspetto, più oscuro e affascinante, che riguarda i medium stessi. Ho incontrato negli anni diverse persone che si professano tali. Alcune erano chiaramente imbroglioni, con gli occhi che calcolavano il valore dell'orologio al polso del cliente mentre pronunciavano frasi fatte. Altre, però, erano diverse. Sembravano sinceramente convinte di possedere un dono. E in alcuni casi, fornivano dettagli che non avrebbero potuto sapere.

La psicologia ci offre una spiegazione inquietante per questi casi. Si chiama "disociazione" e "ideomozione". In pratica, il medium entra in uno stato di coscienza alterato, spesso autoindotto, in cui le sue capacità di percezione sottile aumentano. Legge microespressioni, coglie dettagli infinitesimali dell'abbigliamento e dell'arredamento, capta inflessioni della voce che rivelano emozioni nascoste. Il suo cervello elabora questi dati a velocità impressionante e li restituisce sotto forma di "messaggi dall'aldilà". Ma la cosa più sconvolgente è che il medium stesso non è consapevole del meccanismo. Crede sinceramente che le informazioni gli arrivino da uno spirito. Inganna, ma è il primo a essere ingannato.

Questa è forse la possibilità più agghiacciante di tutte. Che non ci sia un grande complotto, non ci siano malvagi ciarlatani che ridono alle spalle dei gonzi, ma semplicemente esseri umani talmente assetati di mistero da auto-convincersi di essere il tramite di qualcosa di soprannaturale. Inganno e autenticità che si fondono in un'unica, indistricabile matassa.

Poi ci sono i fenomeni cosiddetti "fisici": oggetti che si muovono, voci registrate su nastro, apparizioni fotografate. Gran parte di questi sono stati smascherati come trucchi. Ma anche qui, qualche caso resiste. Le famose "voci paranormali" registrate dal fenomenologo Friedrich Jürgenson, per esempio. Lui stava registrando il canto degli uccelli in un bosco, e sul nastro, tornato a casa, sentì voci che parlavano di lui in norvegese. Voci che lui giurò non essere presenti sul posto. Complotto? Auto-suggestione? Interferenze radio? O qualcos'altro?

La verità è che non lo sappiamo. E non saperlo ci terrorizza.

Forse, l'approccio più onesto è ammettere che la questione è troppo complessa per essere liquidata con uno slogan. Ci sono state frodi, tantissime, e continueranno ad esserci perché il dolore umano è il mercato più redditizio del mondo. Ma ci sono anche troppi casi anomali, troppe testimonianze incrociate, troppi dettagli inspiegabili per archiviare tutto come semplice imbroglio.

La posizione più scomoda, ma forse più autentica, è restare nel dubbio. Accettare che la nostra coscienza, la nostra percezione della realtà, potrebbe essere solo la punta di un iceberg infinitamente più grande e oscuro. I medium potrebbero essere degli illusionisti che giocano con la nostra fragilità. Oppure potrebbero essere dei sonnambuli che camminano sul confine sottilissimo tra due mondi, senza nemmeno saperlo.

L'unica certezza è che continueremo a cercare. Perché in fondo, la domanda non è se i medium siano veri o falsi. La domanda è se noi siamo pronti ad accettare un universo in cui la morte è davvero la fine di tutto. Se la risposta è no, allora cercheremo sempre qualcuno disposto a sussurrarci che dall'altra parte qualcuno ci aspetta.

E in questo bisogno, nella sua disperata, umanissima bellezza, si nasconde forse il vero, unico, innegabile fenomeno paranormale.




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