Hai presente Slender Man?
Quell'essere alto e senza volto, in completo nero, con tentacoli che gli escono dalla schiena. Rapisce bambini. Vive nei boschi. Ti perseguita se lo cerchi. Una creatura antica, dicono. Presente nelle pitture rupestri brasiliane, nei geroglifici egizi, nelle xilografie tedesche del XVI secolo. Una leggenda universale che attraversa culture e millenni.
Fa paura, vero?
Bene. Prepara il caffè. Perché quello che sto per dirti ti farà incazzare quanto basta.
Slender Man è stato inventato il 10 giugno 2009.
Non nel 9000 a.C. Non nell'antico Egitto. Non nella Foresta Nera tedesca. Su un forum di Internet chiamato Something Awful, da un tipo di nome Eric Knudsen, che usava lo pseudonimo "Victor Surge". Partecipava a un concorso di fotoritocco: prendere foto normali e aggiungerci elementi inquietanti.
Knudsen ne pubblicò due. Una con dei bambini che giocano in una biblioteca e una figura alta e slanciata sullo sfondo. Un'altra con dei bambini davanti a un parco giochi e la stessa figura dietro gli alberi. Sotto le foto, scrisse dei testi finti, fatti passare per resoconti di sparizioni.
Il gioco era semplice: creare un'icona horror collettiva. Come una creepypasta collaborativa.
Quello che nessuno si aspettava è che Internet avrebbe preso quella stronzata e l'avrebbe trasformata nel più grande mito moderno mai creato, completo di "prove storiche", "avvistamenti" e "testimonianze" che spuntavano come funghi dopo la pioggia.
E il bello è che oggi, se cerchi Slender Man su Google, trovi pagine e pagine che ti raccontano con serietà assoluta delle pitture rupestri in Brasile, dei geroglifici egizi, delle leggende tedesche. Come se fossero sempre esistite. Come se fossero sempre state collegate a lui.
Non lo erano.
Prendiamo le famose pitture rupestri del Parco Nazionale Serra da Capivara, in Brasile. Risalgono a 9000 anni fa. Raffigurano figure umane stilizzate, alcune alte, alcune con bambini. I credenti dello Slender Man le indicano come la prima prova della sua esistenza ancestrale.
Ma fammi capire: in una caverna piena di migliaia di disegni di cacciatori, animali e scene di vita quotidiana, ci sono alcune figure allungate. E automaticamente è Slender Man? Non potrebbe essere, chessò, un cacciatore magro? O uno sciamano in trance? O semplicemente un artista rupestre che non aveva ancora imparato le proporzioni?
No. Dev'essere l'essere senza volto con i tentacoli. Che tra l'altro, guarda caso, nelle pitture rupestri non ha tentacoli. Ma dettagli.
Poi ci sono i "geroglifici egizi" del 3100 a.C., trovati nella tomba del Faraone Wazner. Raffigurano "una strana creatura con più arti situati nella zona superiore del corpo". Qualcuno l'ha ribattezzata "Ladro degli Dei" o "Ladro di Kuk".
Peccato che l'egittologia seria non abbia mai sentito parlare di questa storia. Non esiste alcun Faraone Wazner documentato. Non esiste alcuna traduzione di geroglifici che parli di un "Ladro di Kuk". È un collage di nomi suonati bene (Kuk è una divinità egizia del buio, il che fa figo) e invenzione pura.
Ma su Internet, se scrivi abbastanza dettagli finti, qualcuno li prenderà per veri. È la regola.
Ah, questa è bellissima.
C'è la storia di un boscaiolo tedesco di nome Han Freckenberg che nel XVI secolo realizzò delle xilografie (incisioni su legno) raffiguranti un essere scheletrico con più arti, chiamato "Der Ritter" (Il Cavaliere). Le incisioni sarebbero state scoperte nel Castello di Halstberg nel 1883. Freckenberg, dicono, era noto per la sua abilità nel rappresentare l'anatomia umana in modo realistico.
Peccato che Han Freckenberg non sia mai esistito. Il Castello di Halstberg? Non esiste. Le xilografie? Non esistono. La storia è stata inventata e diffusa nei forum di creepypasta, e da lì è migrata in siti che la riportano come fatto storico.
Ma il meccanismo è geniale: mischi un nome tedesco che suona autentico, una data credibile (XVI secolo), un castello con una storia di abbandono (nel 1543, wow!), e il gioco è fatto. La gente ci crede.
E poi c'è "Der Großmann" (L'Uomo Alto), la leggenda della Foresta Nera. Una storia che i genitori raccontavano ai bambini per tenerli lontani dal bosco. Un'entità che inseguiva i bambini disobbedienti.
Questa è l'unica che ha un fondo di verità: nel folklore tedesco esistono figure come il "Krampus" o il "Rumpelstilzchen" o figure di "uomini del bosco" usate per spaventare i bambini. Ma erano storie locali, senza tentacoli, senza completo nero, senza poteri mentali. Il collegamento con Slender Man è stato costruito dopo il 2009, rileggendo quelle leggende alla luce del personaggio di Knudsen.
È come se prendessi Cappuccetto Rosso e dicessi: "Ecco, il lupo era in realtà un precursore di Godzilla". No. Erano storie diverse. Sono state ricollegate dopo.
La "fiaba rumena" che parla di un uomo alto vestito di nero con braccia simili a serpenti? Non esiste. Nessuno ha mai trovato una fonte originale. È una citazione che circola nei forum, senza un libro, senza un autore, senza una data.
L'"Uomo Albero" inglese? Un mito locale usato per spaventare i bambini, che ha vagamente a che fare con le foreste. Ma le sparizioni di bambini attribuitegli sono state collegate a Slender Man ex post, come tutto il resto.
Il meccanismo è sempre lo stesso: si prende un folklore vago, generico, e lo si riconfigura per farlo sembrare una prova. È come dire che tutte le culture hanno una figura di "uomo alto" quindi è la stessa entità. Ma tutte le culture hanno anche figure di "uomini bassi", "donne con la scopa", "cani a tre teste". Non significa che siano lo stesso personaggio.
C'è una teoria che circola tra i credenti: Slender Man è diventato reale grazie all'"effetto tulpa". Ovvero: se abbastanza persone credono in qualcosa, quella cosa si manifesta. Una specie di wishful thinking collettivo che piega la realtà.
È una stronzata affascinante.
Ma funziona come meccanismo di difesa per chi ha bisogno di credere. Perché ammettere che un mito nato su un forum di Internet ti fa venire l'ansia? Molto meglio pensare che sia "sempre esistito" e che tu l'abbia "riscoperto". Dà legittimità. Dà spessore.
Slender Man è il più grande esperimento di mitopoiesi digitale mai realizzato.
In meno di quindici anni, un personaggio creato per un concorso di Photoshop ha generato:
Una montagna di fan fiction (le ARG come Marble Hornets, TribeTwelve, EverymanHYBRID)
Un videogioco indie diventato cult
Un film con budget hollywoodiano (2018, Slender Man, un disastro critico ma un successo commerciale)
Un tentato omicidio realmente avvenuto: nel 2014, due ragazze di 12 anni accoltellarono un'amica 19 volte per "dimostrare" di essere degne di diventare "proxie" di Slender Man. La vittima sopravvisse. Le due ragazze furono condannate.
Pagine e pagine di "storia" inventata e spacciata per reale
Quest'ultimo punto è il più inquietante.
Non perché Slender Man esista. Ma perché la gente ha bisogno così tanto di credere che trasforma un meme in un dio.
Slender Man non esisteva prima del 2009. Non è nelle pitture rupestri. Non è nei geroglifici. Non è nelle xilografie tedesche. Non è nelle fiabe rumene.
Quello che esiste è il bisogno umano di collegare i punti, di trovare un filo rosso che dia senso alla paura. E quando un'immagine ti entra nella testa—quell'uomo alto, senza volto, che ti osserva dal fondo del bosco—il cervello inizia a cercarla. La vede dove non c'è. La ricorda dove non è mai stata.
Le "prove storiche" sono state costruite a posteriori, come una rete lanciata indietro nel tempo per catturare un fantasma che fino a ieri non esisteva. E funziona. Perché Internet è il più grande amplificatore di bugie mai inventato. Scrivi qualcosa, copialo in dieci siti, aggiungi una data, un nome che suona antico, e diventa "fatto".
Slender Man è il mostro perfetto per l'era digitale: non nasce dalla tradizione orale, ma dal copia-incolla. Non vive nei boschi, vive nei server. E la sua vera vittima non è un bambino smarrito, ma la capacità di distinguere il vero dal falso.
Alla fine, l'unica cosa veramente inquietante di Slender Man non è lui. Siamo noi. Noi che guardiamo un Photoshop del 2009 e giuriamo di averlo visto in una caverna brasiliana 9000 anni fa.
Quella è la vera follia. E non servono tentacoli per provocarla.
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