domenica 15 febbraio 2026

Gli Esorcisti Ti Raccontano le Balle: La Verità sulla Lotta ai Demoni

Avete presente quando sentite parlare di esorcismi? Quelle storie epiche di preti eroici che affrontano il demonio in camere da letto che sembrano set cinematografici, con la voce che si distorce, oggetti che volano e la tipa che parla in aramaico antico mentre galleggia a mezz'aria?

Bene. Fatevene una ragione: è tutta una montatura. Non perché il demonio non esista, ma perché la realtà è molto più sporca, molto più noiosa, e molto più terrificante di quanto Hollywood voglia farvi credere.

Ho parlato con gente che gli esorcismi veri li ha fatti. Non i preti da studio televisivo, non quelli che vanno in tournée con lo spettacolo. Gente che è stata chiamata in case di periferia, in ospedali, in stanze d'ospedale dove la luce al neon ronza e puzza di disinfettante. E quello che ho scoperto mi ha fatto capire che sul demoniaco abbiamo capito tutto di culo.

Partiamo dalla base: quando chiamano un esorcista, nove volte su dieci il problema non è un demone. È una persona con la testa rotta. Schizofrenia, disturbi dissociativi, epilessia, depressione clinica, tossicodipendenza, suggestione isterica collettiva. Roba che ci vuole uno strizzacervelli, non l'acqua santa.

Il problema è che la famiglia non vuole accettare che il figlio stia male di testa. È più facile pensare a una maledizione, a un'entità, a qualcosa di esterno. Così chiamano il prete, il prete arriva, e si trova davanti un malato che ha bisogno di cure psichiatriche, non di preghiere.

Questi preti seri, quelli che sanno quello che fanno, hanno sempre il numero di uno psichiatra in rubrica. Perché sanno che la loro prima job è fare diagnosi differenziale. Capire se quella roba lì è una malattia o è veramente "altro". E nella maggior parte dei casi, è malattia.

Poi c'è la gente che ci marcia. Quella che vuole attenzione. Quella che ha letto tre libri sul satanismo e decide che è un buon modo per farsi notare in famiglia. Ragazzine in crisi che "sentono voci" perché così la mamma le guarda. Mariti che "vedono ombre" perché così la moglie non li lascia. Gente che ha trasformato la propria vita in un reality show dell'orrore per non affrontare i veri problemi.

E i preti cadono nel tranello. Perché anche loro, a volte, vogliono credere. Vogliono vedere il miracolo. Vogliono essere protagonisti di una storia epica. Così alimentano il delirio, fanno esorcismi su esorcismi, e il malato migliora? No, il malato peggiora, perché nessuno gli sta dicendo la verità: "Sei tu il problema, non il demonio".

Poi c'è quel residuo. Quella percentuale minima di casi in cui anche lo psichiatra alza le mani. Casi in cui le persone sanno cose che non possono sapere. Parlano lingue che non hanno mai studiato. Mostrano una forza che non dovrebbero avere. E soprattutto, hanno una reazione fisica, violenta, incontrollabile alla presenza di oggetti sacri. Non teatrale. Reale. Come se qualcosa dentro di loro si strappasse.

Questi sono i veri casi. E qui finisce il cinema e inizia l'incubo.

Un esorcismo vero non è come nei film. Non c'è il prete muscoloso con la tonaca svolazzante che urla "Vade retro, Satana!". Nella vita reale, gli esorcisti sono spesso vecchi, stanchi, con la schiena piegata e le mani che tremano. Entrano in una stanza, e quello che trovano è una persona legata al letto, perché altrimenti si farebbe male. Che puzza di sudore e di urina. Che guarda il soffitto con occhi che non sono occhi.

E lì, in quella stanza che sa di ospedale e di disperazione, iniziano a pregare. Sottovoce. Per ore. Per giorni. A volte per mesi. Non c'è spettacolo. C'è solo una lotta estenuante, silenziosa, che consuma chi la fa.

Il prete non vince perché è più forte. Vince perché resiste. Perché torna il giorno dopo. Perché non molla. Il demone, se esiste, si stanca prima lui. Si stanca di sentire sempre quelle preghiere, sempre quell'odore di incenso, sempre quella faccia di vecchio che non si arrende.

Un esorcista che conoscevo, un gesuita anziano, mi raccontò di un caso. Un uomo, quarant'anni, ex militare. Invaso di punto in bianco. Parlava lingue, conosceva segreti del prete che nessuno poteva sapere, bestemmiava con una violenza inaudita.

Per sei mesi, il prete andò a casa sua ogni martedì e ogni venerdì. Recitava il rito. L'uomo bestemmiava, sputava, cercava di morderlo. Il prete tornava a casa con i lividi, con le mani morsicate, con la voce rotta. Dormiva poche ore e poi ricominciava.

Dopo sei mesi, una mattina, l'uomo si svegliò e disse: "Chi è lei? Cosa ci fa qui?". Non ricordava niente. Non ricordava i mesi di inferno. Guardò il prete come si guarda uno sconosciuto. Il prete si mise a piangere.

Questo non è un film. Non c'è trionfo, non c'è musica epica, non ci sono titoli di coda. C'è solo un vecchio prete che torna a casa, si siede in cucina, e si chiede se ne è valsa la pena. Se tutto quel dolore, tutta quella lotta, ha un senso.

Perché Non Ne Parlano?

Perché gli esorcisti non raccontano queste cose? Perché non fanno interviste, non vanno in TV, non scrivono libri bestseller?

Semplice: perché non vogliono essere presi per matti. Perché sanno che chi non ha visto certe cose non può capire. E perché, soprattutto, parlare di queste cose le alimenta. Più ne parli, più le rendi reali, più dai spazio a chi vuole usarle per farsi pubblicità o per spaventare la gente.

I veri esorcisti vivono nell'ombra. Fanno il loro lavoro, in silenzio, e poi muoiono e nessuno si ricorda di loro. Come quei medici di guerra che operano sotto le bombe e poi tornano a casa e nessuno sa quello che hanno fatto.

Allora, cosa ci insegna tutto questo? Ci insegna che il demonio, se esiste, non è come ce lo raccontano. Non è il tipo affascinante con le corna e il tridente. È una forza di distruzione lenta, silenziosa, che si nutre della nostra debolezza, della nostra paura, della nostra solitudine.

E gli esorcisti non sono supereroi. Sono uomini, spesso vecchi e stanchi, che hanno scelto di passare la loro vita in stanze che puzzano di disperazione, a lottare contro qualcosa che forse esiste e forse no. Che resistono non perché siano forti, ma perché qualcuno deve pur farlo.

Quindi la prossima volta che sentite parlare di esorcismi, di possessioni, di demoni, ricordatevi una cosa: la verità è molto meno spettacolare e molto più triste di quello che credete. E forse, la cosa più demoniaca di tutte è proprio questa: che nessuno vi racconterà mai come stanno veramente le cose.



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