Di tutte le esperienze soprannaturali, la possessione è forse la più terrificante. Non perché sia la più violenta, non perché sia la più spettacolare. Ma perché ti toglie l'ultima cosa che ti resta quando tutto il resto è perduto: il controllo di te stesso.
I fantasmi sono fuori. Li puoi ignorare, puoi scappare, puoi chiudere la porta. I demoni, le entità, gli spiriti che entrano dentro, sono un'altra storia. Quelli non li puoi chiudere fuori. Perché la porta sei tu.
Il cinema ci ha abituato a certe scene. La testa che gira, la voce che si trasforma, il vomito verde, il letto che vola. Roba spettacolare, roba da Oscar. Peccato che nella realtà, chi ha veramente avuto a che fare con le possessioni racconti una storia molto diversa.
La possessione vera è subdola. Inizia piano. Con un'ombra che vedi con la coda dell'occhio. Con una voce che senti quando sei solo. Con un pensiero che non è il tuo, ma che ti sembra così naturale che quasi non te ne accorgi.
Poi piano piano, quella voce diventa più forte. Quei pensieri diventano più insistenti. Inizi a fare cose che non faresti mai, a dire parole che non sono le tue, a guardare le persone che ami come se fossero nemiche. E non te ne accorgi. Perché chi è posseduto, nella stragrande maggioranza dei casi, non sa di esserlo. Crede di essere ancora sé stesso. Crede che quei pensieri siano i suoi. Crede che quell'odio sia giustificato.
Solo quando è troppo tardi, quando la vita è già distrutta, quando i rapporti sono già spezzati, qualcuno dall'esterno si accorge che qualcosa non va. E a volte, è già troppo tardi.
C'è un caso, documentato, studiato, analizzato, di una ragazza tedesca negli anni '70. Cresciuta in una famiglia normale, studentessa modello, nessun trauma, nessun problema. A un certo punto, inizia a comportarsi in modo strano. Dice cose senza senso, ha sbalzi d'umore, si chiude in camera.
I genitori pensano alla depressione, all'adolescenza, ai primi amori. La portano dallo psicologo. Niente. La portano dallo psichiatra. Peggio. I farmaci non funzionano, le terapie non funzionano, niente funziona.
Poi, una notte, la madre la sente parlare nel sonno. Non è tedesco. Non è inglese. Non è nessuna lingua che conosce. Registra, porta il nastro a un professore universitario. Il professore ascolta, impallidisce. È aramaico antico. Una lingua morta da duemila anni. E la ragazza, che non aveva mai studiato lingue antiche, la parlava fluentemente nel sonno.
Chiamano un prete. L'esorcismo dura mesi. La ragazza urla, bestemmia, sputa, cerca di mordere. Poi, un giorno, si sveglia e non ricorda niente. È tornata normale. O almeno, così dicono.
Questa storia è stata raccontata in decine di libri, ha ispirato film, è diventata un classico della demonologia. Ma chi c'era dentro, chi ha visto quella ragazza contorcersi e parlare in una lingua morta, non ne ha mai parlato volentieri. Perché certe cose non si dimenticano. Certe cose ti entrano dentro e non escono più.
Ho parlato con un prete, una volta. Uno che gli esorcismi veri li ha fatti. Non il parroco di campagna che recita formule a memoria, ma uno che ha studiato, che si è preparato, che ha passato notti intere in stanze d'ospedale con gente che urlava e si contorceva.
Mi ha detto una cosa che non ho mai dimenticato: "Il 90% di quelli che mi portano sono malati. Hanno bisogno di uno psichiatra, non di me. Glielo dico sempre, e spesso si arrabbiano. Vogliono credere che sia il diavolo, perché è più facile che accettare di avere un figlio con la schizofrenia. Il diavolo lo puoi cacciare. La malattia mentale no".
Poi ha aggiunto: "Ma c'è quel 10%. Quelli che i farmaci non li sfiorano, che gli psichiatri alzano le mani, che sanno cose che non possono sapere, che parlano lingue che non hanno mai studiato. Quelli sono il problema. Perché quando inizi a pregare su di loro, loro ti guardano e ridono. E quella risata non è umana".
Gli ho chiesto: "Come si fa a capire la differenza?". Mi ha guardato, ha sospirato, e ha detto: "Non si capisce. Si prova. Se migliorano con le medicine, bene. Se non migliorano, si continua a pregare. E si spera che Dio sia più forte di quello che c'è dentro".
La scienza, ovviamente, ha le sue spiegazioni. Disturbi dissociativi, personalità multiple, schizofrenia, epilessia del lobo temporale, suggestione isterica, sindromi culturalmente condizionate. Tutto vero, tutto documentato, tutto studiato.
Ma la scienza, per sua natura, studia ciò che si ripete, ciò che è prevedibile, ciò che può essere inquadrato in categorie. La possessione, quella vera, è sempre un caso unico. È sempre qualcosa che sfugge alle categorie. È sempre un residuo, un'eccezione, un'anomalia.
E le anomalie, la scienza non sa bene cosa farsene. Le ignora, le archivia, le dimentica. Finché non si ripresentano. E poi ricomincia.
Uno dei casi più famosi e documentati è quello di Anna Ecklund, una donna americana degli anni '20. Sottoposta a esorcismo per settimane, con testimoni, medici, preti, giornalisti. I resoconti parlano di levitazione, di oggetti che si muovevano da soli, di voci che uscivano da lei che non erano le sue, di una forza sovrumana che ci volevano quattro uomini per tenerla ferma.
Alla fine, l'esorcismo riuscì. Anna tornò normale. Visse una vita tranquilla, andò in pensione, morì vecchia. Ma chi la vide durante quei giorni, chi la sentì urlare bestemmie in lingue che non conosceva, non dimenticò mai.
Uno dei medici presenti scrisse: "Non posso spiegare cosa ho visto. Non ho le parole. So solo che non era lei. Qualunque cosa fosse dentro di lei, non era lei".
C'è una cosa che tutti gli esperti di paranormale dicono, e che nessuno ascolta mai: non cercare. Non fare sedute spiritiche, non giocare con le tavole ouija, non evocare, non sfidare, non scherzare. Perché se c'è qualcosa dall'altra parte, e tu apri una porta, non sai cosa può entrare.
La possessione non capita a caso. Non capita a chi non cerca. Capita a chi apre varchi, a chi si espone, a chi gioca con cose che non capisce. Capita a chi è debole, a chi è solo, a chi ha dentro di sé un vuoto che qualcun altro può riempire.
E quando quel vuoto viene riempito, non è mai con cose buone.
La possessione esiste? Non lo so. Nessuno lo sa veramente. Ma so che migliaia di persone, in migliaia di anni, in migliaia di culture diverse, hanno raccontato la stessa storia. Qualcosa che entra dentro, che parla con voci che non sono le tue, che ti fa fare cose che non faresti mai, che ti guarda con occhi che non sono i tuoi.
Forse è il diavolo. Forse sono spiriti maligni. Forse sono proiezioni della nostra mente malata. Forse è tutto falso, suggestione, isteria collettiva.
Ma se una notte ti svegli, e senti una voce nella tua testa che non è la tua, e quella voce ti dice di fare qualcosa di male, e tu non vuoi, ma lei insiste, e diventa sempre più forte, e tu sempre più debole... forse è meglio avere un numero di telefono a cui chiamare.
Anche se è quello di un prete.
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