Conoscete la leggenda della Coccatrice di Roma? È una storia talmente assurda da sembrare inventata da uno scrittore gotico dell'Ottocento: una creatura mostruosa nascosta nelle viscere della città, capace di uccidere con lo sguardo e con il respiro, e un papa costretto ad affrontarla durante una processione religiosa.
E invece la storia ha un fondo documentario molto più antico di quanto si potrebbe immaginare.
Ma c'è un problema.
Il mostro della fonte medievale non si chiama Coccatrice. Si chiama Basilisco.
La vicenda compare nella Vita di Leone IV, contenuta nel Liber Pontificalis, una delle principali raccolte medievali di biografie dei papi. E qui non siamo davanti a una leggenda ottocentesca riscoperta e riciclata come fatto storico. Il racconto appartiene alla tradizione medievale relativa a papa Leone IV, pontefice dall'847 all'855.
Secondo il racconto, durante il primo anno del suo pontificato, nell'847, a Roma si era verificato qualcosa di terrificante.
Presso la basilica di Santa Lucia, indicata dalla fonte come Santa Lucia in Orphea, viveva nelle cavità sotterranee una creatura chiamata basiliscus. Il testo specifica addirittura che il nome greco era basiliscus e quello latino regulus: il "piccolo re", il nome tradizionalmente associato al basilisco.
La creatura non era descritta come un innocuo animale esotico. Il suo soffio era considerato mortale e il suo sguardo poteva uccidere chiunque osasse avvicinarsi.
Roma, secondo il racconto, aveva dunque un mostro nelle proprie viscere.
Ed è qui che entra in scena Leone IV.
Il papa non avrebbe mandato soldati, cacciatori o specialisti. Avrebbe affrontato il problema attraverso la preghiera. Durante la processione dell'Assunzione, Leone IV raggiunse il luogo e invocò l'intervento divino contro la creatura. La storia si conclude con la scomparsa del pericolo e con la liberazione della popolazione.
Per un lettore moderno, naturalmente, la domanda è inevitabile: che cosa c'era davvero sotto Santa Lucia?
Qui bisogna fermarsi un momento.
La fonte medievale non ci permette di stabilire che un rettile gigantesco vivesse realmente sotto la chiesa. E non sarebbe serio trasformare il racconto del Liber Pontificalis in un rapporto zoologico dell'anno 847.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutto con una risata.
Roma medievale era una città costruita sopra Roma antica. Sotto le strade, le chiese e le abitazioni esistevano rovine, ambienti sotterranei, cisterne, strutture abbandonate, materiali organici in decomposizione e luoghi difficilmente accessibili. Le condizioni ambientali potevano essere tutt'altro che salubri.
È quindi possibile che dietro la leggenda ci fosse qualche fenomeno reale: esalazioni, cattivi odori, animali, malattie, morti improvvise o semplicemente un ambiente sotterraneo percepito come pericoloso.
Ma attenzione: possibile non significa dimostrato.
La teoria secondo cui il basilisco avrebbe rappresentato un'esalazione tossica o un fenomeno naturale rimane un'interpretazione moderna. Non possediamo la prova che gli abitanti di Roma dell'847 stessero realmente respirando un particolare gas proveniente dalle rovine.
E qui arriviamo alla parte più interessante della storia.
Perché oggi molti racconti parlano di una Coccatrice.
La coccatrice è una creatura diversa, almeno nella sua rappresentazione tradizionale. Nell'immaginario medievale e successivo viene raffigurata generalmente come una creatura ibrida: corpo serpentino o draconico, testa di gallo, cresta, becco, ali in alcune raffigurazioni e una coda terrificante.
Anche lei possiede poteri letali.
Anche lei può uccidere con lo sguardo.
Anche lei è strettamente collegata al basilisco.
Ed è proprio questa parentela che, nei secoli, ha prodotto una notevole confusione tra le due creature.
Il basilisco appartiene infatti a una tradizione molto più antica. Già Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, raccontava del basilisco come di un serpente straordinariamente velenoso e pericoloso. La tradizione medievale ne amplificò progressivamente le caratteristiche, fino a trasformarlo in uno dei mostri più celebri dei bestiari.
La coccatrice, invece, si sviluppò nella tradizione europea medievale come creatura ibrida legata alla stessa famiglia simbolica.
Per questo motivo, nei testi successivi, basilisco e coccatrice finirono spesso per essere trattati come creature quasi equivalenti.
Ma la fonte di Leone IV resta precisa.
Il mostro di Santa Lucia era un basilisco.
Non una coccatrice con la testa di gallo.
Questa distinzione potrebbe sembrare pedante. Non lo è affatto.
Perché ci permette di capire come nasce una leggenda.
Prima abbiamo un racconto medievale: un serpente mostruoso nelle cavità di Roma.
Poi abbiamo secoli di bestiari, tradizioni popolari, interpretazioni e contaminazioni tra creature fantastiche.
Infine arriviamo alla versione moderna, nella quale il basilisco può essere trasformato nella più spettacolare coccatrice.
Il risultato è una storia che sembra antichissima nella forma in cui la conosciamo oggi, ma che in realtà è il prodotto di una stratificazione di tradizioni.
Eppure c'è un elemento che rimane straordinario.
La storia del basilisco di Santa Lucia non nasce necessariamente secoli dopo i fatti che racconta. La Vita di Leone IV contenuta nel Liber Pontificalis appartiene alla tradizione medievale relativa al pontefice e alcune parti della biografia sono considerate vicine cronologicamente al suo pontificato.
Questo significa che il racconto del mostro non è semplicemente una favola moderna ambientata artificialmente nel IX secolo.
È una testimonianza medievale che ci mostra come gli uomini del Medioevo interpretavano ciò che non riuscivano a spiegare.
Ed è forse questo l'aspetto più affascinante.
Noi oggi guardiamo il basilisco e vediamo un animale impossibile. Un serpente capace di uccidere con gli occhi appartiene evidentemente al territorio della fantasia.
Un uomo dell'IX secolo poteva invece trovarsi davanti a un ambiente sotterraneo pericoloso, a un animale sconosciuto, a un odore nauseabondo, a persone che si ammalavano o morivano improvvisamente. Il suo vocabolario culturale era completamente diverso dal nostro.
Dove noi potremmo cercare gas, batteri, veleni, contaminazioni o fenomeni geologici, lui poteva vedere il basilisco.
E il papa poteva diventare colui che liberava la comunità dal male.
La leggenda, dunque, non deve necessariamente essere vera perché sia storicamente importante.
Il fatto che gli uomini abbiano creduto, raccontato e tramandato una storia è già un documento sulla società che l'ha prodotta.
E nel caso del mostro di Santa Lucia abbiamo qualcosa di ancora più prezioso: una fonte medievale precisa, un luogo romano identificabile e un protagonista storico realmente esistito.
Solo una cosa dobbiamo evitare.
Non trasformare il basilisco di Leone IV nella coccatrice soltanto perché oggi la seconda è più spettacolare.
La storia originale è già abbastanza straordinaria.
Nell'847, secondo il racconto del Liber Pontificalis, nelle viscere di Roma viveva un basilisco. Il suo respiro era mortale. Il suo sguardo era letale. E papa Leone IV affrontò il mostro durante una processione.
Che fosse un miracolo, una leggenda, il ricordo deformato di un fenomeno naturale o qualcosa che oggi non siamo più in grado di identificare, il mostro di Santa Lucia è realmente entrato nella memoria medievale di Roma.
La Coccatrice potrebbe essere arrivata dopo.
Il basilisco, invece, era già lì.
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