venerdì 11 settembre 2026

IL MARRANGHINO: IL FOLLETTO BURLONE DELLA BASILICATA

 



Conoscete la leggenda del Marranghino?

Tra le storie del folklore della Basilicata, soprattutto quelle legate al mondo contadino e ai piccoli centri dell'area materana, compare una creatura curiosa e dispettosa: il Marranghino, un piccolo folletto notturno che sembra avere una missione molto semplice nella vita.

Disturbare gli esseri umani.

Non è un mostro sanguinario, non è un demone assetato di vendetta e nemmeno uno spirito intenzionato a trascinare qualcuno negli inferi. Il Marranghino appartiene a una categoria molto più antica e universale: quella degli esseri soprannaturali che combinano guai soltanto perché trovano divertente farlo.

La tradizione popolare lo immagina piccolo di statura, con una caratteristica decisamente poco elegante per un essere di quelle dimensioni: una grande pancia. A completare il suo aspetto ci sarebbero folti baffi e un'espressione da eterno burlone.

Più che paura, dunque, il Marranghino suscita una certa simpatia.

Ma soltanto fino a quando non comincia a fare scherzi.

Perché il Marranghino è soprattutto una creatura della notte.

Quando nelle case cala il silenzio e gli abitanti dormono, il piccolo folletto avrebbe finalmente campo libero. È allora che comincerebbe il suo repertorio di dispetti.

Un oggetto lasciato sul tavolo scompare.

Un utensile viene ritrovato in un posto completamente diverso.

Qualcosa cade senza che nessuno riesca a spiegare perché.

Un rumore arriva dalla stanza accanto.

E quando qualcuno si alza per controllare, naturalmente non trova nulla.

Il Marranghino, secondo la tradizione, sarebbe già lontano a ridere del malcapitato.

Uno degli scherzi più curiosi attribuiti a queste creature è quello di intrecciare le criniere dei cavalli. Al mattino il proprietario dell'animale si ritroverebbe davanti a una massa di nodi apparentemente impossibili da spiegare.

Un tempo, quando cavalli e altri animali rappresentavano una parte fondamentale della vita rurale, un episodio del genere doveva essere tutt'altro che divertente.

Ma anche in questo caso la fantasia popolare offriva una spiegazione.

Non erano stati i nodi a comparire da soli.

Era stato il Marranghino.

E così ciò che non aveva una spiegazione immediata poteva essere trasformato in una storia.

È un meccanismo che ritroviamo in moltissime tradizioni popolari europee. Folletti, spiritelli e creature domestiche vengono spesso utilizzati per spiegare piccoli fenomeni quotidiani: oggetti smarriti, rumori notturni, animali agitati, disordine improvviso.

Prima dell'elettricità, della moderna psicologia e delle spiegazioni scientifiche, la notte era un territorio molto più misterioso di quanto lo sia oggi.

Una casa completamente buia amplificava ogni rumore.

Un animale poteva muoversi nella stalla.

Il vento poteva spostare una porta.

Un oggetto poteva cadere.

E qualcuno, al mattino, doveva pur spiegare quello che era successo.

Il Marranghino era una risposta perfetta.

Ma la sua caratteristica più interessante è che non sembra essere realmente cattivo.

Il suo comportamento è fastidioso, talvolta persino inquietante, ma il suo scopo non sarebbe quello di fare del male. Vuole divertirsi.

È il classico trickster del folklore: una creatura che vive di astuzia, scherzi e confusione. Non rispetta completamente le regole degli uomini e proprio per questo riesce a creare situazioni assurde.

In questo senso il Marranghino rappresenta anche qualcosa di profondamente umano.

La voglia di ridere del prossimo.

Il piacere dello scherzo.

La capacità di trasformare un piccolo inconveniente in una storia da raccontare davanti agli altri.

E soprattutto la necessità di dare un volto all'inspiegabile.

La tradizione racconta persino un modo per tenerselo buono.

Basterebbe lasciargli qualcosa.

Un po' di pane.

Un bicchiere di vino.

Qualche dolce.

È una soluzione sorprendentemente pragmatica: se una creatura invisibile vuole giocare con noi, tanto vale offrirle qualcosa in cambio della tranquillità.

Anche questo elemento avvicina il Marranghino a numerose tradizioni europee nelle quali gli spiriti domestici o i folletti vengono placati attraverso piccoli doni lasciati durante la notte.

Il dono stabilisce una specie di accordo.

Tu non fai troppi danni.

Io ti lascio qualcosa.

E tutti possono continuare a vivere in pace.

Naturalmente non possiamo sapere quanto queste storie fossero realmente credute dalle persone che le raccontavano. La tradizione orale non funziona come un documento notarile. Una storia può essere raccontata per generazioni senza che chi la racconta sia necessariamente convinto della sua verità letterale.

Può essere contemporaneamente paura, scherzo, insegnamento e intrattenimento.

Ed è proprio questo che rende il folklore così interessante.

Il Marranghino appartiene a un mondo nel quale la campagna non era semplicemente un luogo di lavoro. Era un universo pieno di rumori, animali, boschi, grotte, vento, oscurità e fenomeni che non sempre potevano essere spiegati immediatamente.

Ogni rumore poteva nascondere qualcosa.

Ogni ombra poteva diventare una creatura.

Ogni inconveniente poteva trasformarsi in un racconto.

E il Marranghino poteva essere chiamato in causa quando nessun essere umano voleva assumersi la responsabilità del disordine.

Hai perso qualcosa?

È stato il Marranghino.

La stalla è sottosopra?

È stato il Marranghino.

La criniera del cavallo è piena di nodi?

Non serve nemmeno cercare il colpevole.

Il Marranghino è già stato condannato.

Ma forse è proprio questa la sua funzione più autentica.

Non rappresentare il male, bensì l'imprevisto.

Quella piccola parte della realtà che sfugge al controllo umano e che la fantasia trasforma in una creatura capace di ridere nell'oscurità.

Oggi, naturalmente, non abbiamo bisogno di un folletto per spiegare perché un oggetto sia scomparso dalla cucina. Ma l'immagine del piccolo Marranghino con la grande pancia, i baffi e l'aria soddisfatta rimane molto più divertente di una spiegazione razionale.

Perché in fondo ogni cultura ha avuto bisogno dei propri folletti.

E quello lucano, almeno secondo la leggenda, non pretendeva di conquistare il mondo.

Gli bastava spostare qualche oggetto durante la notte, annodare la criniera di un cavallo e aspettare di sentire qualcuno imprecare nel buio.

Poi, probabilmente, scoppiava a ridere.

E spariva prima dell'alba.

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