Non è un albero come gli altri. Non offre ombra ristoratrice nei giorni di calura, non produce mele o pere o olive, non si piega al vento come fanno i salici. È un albero che sta fermo, immobile, sulla sua cresta, e aspetta.
Per anni gli uomini hanno cercato di distruggerlo. Ci hanno provato con il fuoco, con l'acciaio, con la corda e con la dinamite. Hanno organizzato spedizioni, riunioni, hanno messo in comune tutto il loro sapere. Ma ogni tentativo è fallito. E ogni fallimento ha lasciato dietro di sé un'altra vittima.
L'albero non attacca. Non insegue. Non si muove nemmeno. Ma chi si avvicina troppo, chi tenta di spezzarne un ramo o di scalfirne il tronco, scopre ben presto che l'albero ha modi sottili per difendersi. Non servono scudi, non servono preghiere. Basta un istante di distrazione, un passo falso, e l'albero rivendica un'altra anima.
Gli uomini, però, sono creature ostinate. Non sanno arrendersi. E così hanno continuato a studiarlo, a osservarlo da lontano, a cercare di comprenderne i segreti. Hanno imparato che non si può combattere l'albero con la forza bruta. Hanno imparato che bisogna essere più intelligenti dell'albero stesso.
Ma imparare, a volte, costa caro. E molti hanno scoperto questa verità quando ormai era troppo tardi.
Oggi, quell'albero è ancora lì, su quella cresta. Il vento ne accarezza le foglie, la pioggia ne bagna la corteccia, il sole ne scalda i rami. Gli uomini che tentarono di abbatterlo, invece, non ci sono più. Sono scomparsi uno a uno, inghiottiti dalla loro stessa ossessione, dimenticati dalla storia.
L'albero, intanto, continua a crescere. Lento, impassibile, eterno.
E aspetta.
0 commenti:
Posta un commento