Come posso evocare Satana? Stiamo
sottovalutando il suo potere? È possibile fare un patto con lui per
ottenere super intelligenza e super ricchezza?
Sono domande
che attraversano secoli di storia, letteratura, religione e cultura
popolare. Ritornano ciclicamente, cambiano linguaggio ma non
sostanza, e rivelano qualcosa di profondo: il bisogno umano di
attribuire a un’entità esterna ciò che non si riesce a
controllare, comprendere o ottenere.
Eppure, se si affronta il tema con rigore teologico, storico e razionale, la risposta è molto meno suggestiva — e molto più inquietante — di quanto l’immaginario collettivo suggerisca.
L’idea di poter evocare Satana nasce da una visione folkloristica e profondamente distorta della figura del Diavolo. Non è un genio della lampada, né un maggiordomo cosmico che risponde a rituali, simboli o formule. Nella tradizione biblica, Satana è un essere personale, descritto come un angelo decaduto, una creatura di un ordine di vita più antico e più potente dell’umanità.
Non obbedisce all’uomo. Non viene
chiamato. Non risponde a comandi.
Pensare il contrario significa
capovolgere completamente la gerarchia ontologica descritta dalle
Scritture.
L’idea che basti “fare qualcosa” per attirare la sua attenzione è una proiezione antropocentrica: l’uomo che si illude di essere al centro di un gioco cosmico. In realtà, nella teologia biblica, Satana agisce secondo una logica di opposizione a Dio, non di servizio agli esseri umani.
Stiamo sottovalutando il potere di Satana?
Paradossalmente, sì. Ma non nel modo in cui si crede.
La maggioranza delle persone non lo sottovaluta perché lo teme poco, bensì perché non crede che esista affatto. Ridurlo a una metafora del male, a un personaggio letterario o a una superstizione medievale è una forma di negazione che, dal punto di vista biblico, gioca esattamente a suo favore.
Secondo le Scritture, Satana è descritto come “il dio di questo sistema di cose” e come colui che “svia l’intero mondo” (2 Corinzi 4:4; 1 Giovanni 5:19). Il suo potere non risiede in apparizioni spettacolari, possessioni da film horror o fiamme infernali, ma nella capacità di rendere il male normale, invisibile, accettabile.
L’inganno più efficace non è quello che spaventa, ma quello che anestetizza.
Il cuore della domanda — il patto, lo scambio, l’anima in cambio di potere o ricchezza — è forse la più grande costruzione mitologica della cultura occidentale, alimentata da Faust, dal romanticismo, dal cinema e da una teologia pop semplificata.
Ma dal punto di vista biblico, questa idea non regge.
L’“anima” non è una moneta di scambio. Secondo Genesi 2:7 e Ezechiele 18:20, l’anima è la persona stessa, non una componente eterea separabile, immortale e barattabile. Non esiste un “pezzo” dell’essere umano che possa essere ceduto in cambio di favori.
Inoltre, la Scrittura afferma qualcosa di ancora più scomodo: chi non adora Dio secondo ciò che viene definito come “modo sano” appartiene già, di fatto, al dominio di Satana. Non perché abbia firmato un contratto, ma perché vive all’interno di un sistema che egli governa.
In altre parole: Satana non compra ciò che possiede già.
Qui cade un’altra illusione fondamentale. L’idea che Satana possa “premiare” qualcuno con super intelligenza, super ricchezza o successo straordinario è un fraintendimento totale del suo ruolo.
Secondo il libro di Giobbe e altri testi sapienziali, Satana è descritto come l’accusatore, colui che gode della rovina morale, spirituale e infine fisica dell’essere umano. Non è un mentore, non è un benefattore, non è un alleato temporaneo.
Il suo obiettivo non è renderti
potente.
È distruggerti — idealmente mentre sei alienato da Dio
— per poter dimostrare che l’umanità è corrotta, opportunista e
priva di valore morale.
Pretendere qualcosa da lui non è un atto di audacia: è, teologicamente parlando, un atto di stoltezza.
Un altro pilastro dell’immaginario collettivo è l’idea di un inferno di fuoco governato da Satana. Ma questa rappresentazione, così radicata nella cultura europea, è in larga parte un’invenzione medievale, influenzata da Dante, iconografia gotica e tradizioni extra-bibliche.
Nella Bibbia, Satana non regna
all’inferno.
Secondo l’Apocalisse, Satana verrà
rimosso dal suo ruolo, confinato e infine distrutto. Non
punisce: viene punito.
Il concetto chiave non è la tortura eterna, ma la morte definitiva, l’inesistenza, come affermano testi come Ecclesiaste 9:5,10. La punizione finale non è il dolore perpetuo, ma la cessazione dell’essere.
La vera domanda, quindi, non è “come evocare Satana”, ma come si vive ignorando o accettando ciò che Dio chiede. Secondo la visione biblica, non esistono zone neutre: l’essere umano sceglie ogni giorno a quale influenza allinearsi, spesso senza rendersene conto.
Ed è proprio questa inconsapevolezza — la convinzione di essere liberi, autonomi, svincolati da ogni autorità spirituale — che viene descritta come la vittoria più grande dell’inganno.
Il sistema di cose attuale è presentato come temporaneo, fugace. In contrasto, le Scritture parlano di una promessa di vita futura fondata su pace, giustizia e continuità, non su potere immediato o ricchezza effimera.
L’idea di evocare Satana o stringere un patto con lui affascina perché promette scorciatoie. Ma tutte le scorciatoie, nella storia umana, hanno un costo nascosto. E in questo caso, il costo non è ciò che pensi di dare, ma ciò che perdi senza nemmeno accorgertene: lucidità, responsabilità, discernimento.
Satana non è un maggiordomo.
Non è
un alleato.
Non è una fonte di doni.
È, secondo la tradizione biblica, un avversario che prospera sull’illusione, sull’ignoranza e sull’orgoglio umano.
La scelta, alla fine, non riguarda
lui.
Riguarda te.
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