Nell'immaginario popolare siciliano, popolato da creature che si muovono tra il reale e il soprannaturale, le "Donne di fuora" occupano un posto di assoluto rilievo. Giuseppe Pitrè, il più importante studioso di tradizioni popolari siciliane, dedicò loro un intero capitolo nella sua monumentale opera, descrivendole come "spiriti balzani e capricciosissimi", figure ambivalenti che agiscono per puro capriccio, capaci tanto di giovare quanto di nuocere .
Ma chi erano veramente queste creature? E perché la loro leggenda, nelle diverse varianti locali, ha resistito per secoli? Esploriamo insieme il mondo affascinante e misterioso dei Donni di Notti, delle Donne di fuora e delle loro misteriose sorelle europee .
Con il termine "Donne di fuora" (letteralmente "donne di fuori") si intende un insieme di figure femminili soprannaturali che, secondo la tradizione siciliana, abitavano le case, i cortili e i luoghi della vita quotidiana . La loro presenza era percepita come reale e tangibile, tanto che i siciliani parlavano loro ad alta voce, le salutavano uscendo di casa e si scusavano se, alzandosi nel cuore della notte, rischiavano di urtarle .
A seconda del territorio, queste creature assumevano nomi diversi:
Donni di locu (Donne del luogo): a Sambuca di Sicilia, nell'agrigentino .
Patruni di casa (Padrone di casa): nel modicano, a indicare la loro natura di custodi dell'abitazione .
Donni di notti (Donne della notte): nel nisseno, per via delle loro apparizioni notturne .
Belle signore: in altre zone dell'isola .
Dunnuzze di locu: variante diffusa in alcuni centri dell'entroterra siciliano .
Questa proliferazione di nomi tradisce la diffusione capillare della credenza e la sua capacità di adattarsi ai diversi contesti locali, pur mantenendo intatto un nucleo di caratteristiche comuni .
Le Donne di fuora erano descritte come figure straordinariamente belle, composte e ordinate, dedite alla cura della casa e dei bambini . Amavano gli ambienti puliti e profumati, la biancheria fresca di bucato e gli odori delicati come quelli dell'incenso, dell'alloro e del rosmarino .
Abitavano le case dei mortali in maniera invisibile, muovendosi indisturbate tra le stanze, penetrando attraverso i buchi delle serrature e le fessure degli usci . Tornavano nel nostro mondo il giovedì notte (secondo altre fonti il martedì, giovedì e sabato), quando uscivano in spirito dal loro corpo materiale per recarsi a concilio, lasciando dietro di sé solo sentori e rumori impercettibili .
L'ambivalenza era la loro cifra distintiva. Potevano essere generose e protettive, dispensare benefici e fortune, oppure crudeli e vendicative, punire con malattie e sciagure chi le aveva offese o semplicemente indisposte .
Secondo alcune tradizioni, le Donne di fuora non nascevano tali, ma diventavano. La credenza voleva che le prime donne di fuora avessero ricevuto la loro potenza direttamente dal demonio, a cui, in cambio, avevano venduto la propria anima con un contratto .
Costituivano una vera e propria società segreta, composta da 33 potenti creature (secondo altre fonti 7 o 13) che eleggevano una "mamma maggiore" (o "fata maggiore") con sede a Messina . Tre volte alla settimana, nelle notti prestabilite, lasciavano il corpo e si riunivano a Ventotene, un'isola del Lazio, per deliberare sulle fatture da rompere, i sortilegi da sciogliere, i castighi e i premi da infliggere a chi aveva meritato il loro odio o il loro amore .
Pitrè stesso sottolinea la natura ambigua delle Donne di fuora, collocandole in una zona grigia tra la fata benevola e la strega malefica. Da un lato, dispensano benefici ai disgraziati, proteggono i bambini e vegliano sulle famiglie, come le fate. Dall'altro, hanno orrore dell'aspo e del sale (tipici delle streghe), si trasformano in animali notturni (gatti neri, uccellacci, serpi) e, unte di un unguento che le rende invisibili, volano verso i loro sabba sulla scopa .
Secondo una credenza del ragusano, sono proprio le Donne di fuora a possedere i "libri del comando" e a iniziare le donne alle arti magiche, trasmettendo loro i segreti della stregoneria .
A Palermo, nel cuore del mercato di Ballarò, esiste ancora oggi un luogo legato a doppio filo con la leggenda delle Donne di fuora: il Curtigghiu di li setti fati (Cortile delle Sette Fate) [citation:1; citation:2]. Si tratta di un piccolo cortile adiacente all'antico Monastero di Santa Chiara.
Secondo la tradizione, qui, nel cuore della notte, arrivavano sette donne di fuora, una più bella dell'altra, che rapivano donne e uomini per far loro assistere a prodigi incredibili: tavole imbandite, musiche, balli e spettacoli meravigliosi . Al termine, le conducevano sulla riva del mare e le facevano camminare sulle onde senza che si bagnassero . Al sorgere del sole, le riaccompagnavano nelle loro case, dove i malcapitati si risvegliavano con la sensazione di aver fatto un sogno meraviglioso .
Oggi, il termine "curtigghio" è entrato nel linguaggio comune siciliano per indicare il pettegolezzo, la chiacchiera da cortile .
Un aspetto affascinante della leggenda riguarda il rapporto speciale che le Donne di fuora avevano con i bambini [citation:1; citation:2].
Se una donna di fuora si affezionava a un neonato, lo accarezzava e gli intrecciava i capelli in una piccola treccia chiamata trizzi di donna (o "treccia di donna") [citation:1; citation:2]. Quella treccia era considerata un segno tangibile della presenza e della protezione della creatura soprannaturale, e i genitori non dovevano assolutamente tagliarla, perché ciò avrebbe offeso la donna di fuora, che si sarebbe vendicata facendo ammalare il bambino .
Come notava già Pitrè, le Donne di fuora non sono un unicum siciliano, ma si inseriscono in una più ampia tradizione europea di figure femminili soprannaturali legate alla casa, alla famiglia e alla morte.
In Francia, in particolare in Normandia e Lorena, sono note le Dames Blanches (Dame Bianche) [citation:1; citation:4]. Simili alle Donne di fuora, questi spiriti femminili vestiti di bianco abitano luoghi angusti come burroni, ponti e foreste . Possono essere benevoli o malevole a seconda di come vengono trattate . Chi si rifiuta di ballare con loro viene gettato tra i rovi, mentre chi accetta il loro gioco viene lasciato passare incolume .
In Irlanda e in Scozia, le Banshee (dal gaelico bean sídhe, "donna delle fate") sono spiriti femminili il cui lugubre lamento (keening) annuncia la morte imminente di un membro della famiglia [citation:2; citation:5]. Come le Donne di fuora e le Dames Blanches, anche le Banshee sono legate a specifici casati e luoghi, e la loro comparsa è considerata un presagio funesto ma anche, in qualche modo, un atto di cura nei confronti della famiglia che vegliano .
Un'altra figura affine è quella delle Lavandières de Nuit ("Lavandaie notturne"), diffuse in Bretagna e in Normandia. Questi spettri femminili lavano lenzuola insanguinate al chiaro di luna e, come le Banshee, annunciano la morte di chi riconosce la propria biancheria . Se avvicinate con il dovuto rispetto, possono concedere desideri o rivelare il futuro .
La leggenda delle Donne di fuora e dei Donni di Notti è molto più di una semplice superstizione. Essa rappresenta un tentativo di dare un senso ai misteri dell'esistenza: le morti improvvise, le malattie inspiegabili, la fragilità dei neonati, ma anche la nostalgia per un passato di comunità e di rituali condivisi.
Queste figure, ambivalenti e capricciose, abitano una zona di confine tra il bene e il male, il visibile e l'invisibile, il giorno e la notte, proprio come i sogni e gli incubi che popolano il nostro inconscio . E forse è per questo che, nonostante i secoli, continuano ad affascinarci: perché parlano di paure e speranze universali, del desiderio di protezione e della paura dell'ignoto, del bisogno di dare un nome e un volto alle forze che non riusciamo a controllare.
Passeggiando oggi per il Curtigghiu di li setti fati a Palermo, o ascoltando il vento che fischia tra i vicoli di Modica o Caltanissetta, non è difficile immaginare che, da qualche parte, nell'ombra, qualcuno stia ancora vegliando. E chissà che, se avremo la fortuna di incontrare una di loro, non sia tra quelle che amano fare del bene e proteggere la casa.
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