venerdì 2 ottobre 2026

APA SÂMBETEI, L’ACQUA DEL SABATO: IL MITO ROMENO CHE COLLEGA LA CREAZIONE DEL MONDO, L’ALDILÀ E IL COSMO

 


Prima che esistessero il tempo e la materia, secondo una versione del mito cosmogonico romeno, esisteva soltanto un oceano sconfinato: l’Apa Sâmbetei, letteralmente l’«Acqua del Sabato». Sulla sua superficie immobile apparve un’increspatura, poi le acque si agitarono e produssero una schiuma dalla quale nacque un albero gigantesco. Sui suoi rami si trovavano una farfalla e un verme. I due animali si trasformarono in esseri umani: dalla farfalla nacque un giovane luminoso, destinato a rappresentare Dio; dal verme emerse una figura oscura, il Diavolo. Quando quest’ultimo lo chiamò fratello, il primo rifiutò quella parentela e lo definì Nefârtatul, il «Non-fratello».

È un inizio sorprendente, soprattutto perché non presenta la creazione come il risultato immediato di una volontà onnipotente che impone la propria forma al nulla. Prima vengono l’acqua, il movimento, la schiuma e l’albero; soltanto dopo compaiono le figure dalle quali si svilupperà il conflitto fra luce e oscurità. Il mondo nasce da una successione di trasformazioni, mentre la tensione fra i due protagonisti è già presente prima che esista una terra sulla quale combattere.

Il racconto appartiene a un insieme più ampio di tradizioni popolari romene nelle quali Dio e il Diavolo compaiono prima della creazione del mondo. In altre versioni, i due esistono già nell’oceano primordiale e collaborano alla formazione della terra, anche se il Diavolo cerca ripetutamente di ostacolare o rovesciare l’opera divina. Non esiste quindi un unico testo canonico: come accade spesso nel folklore, le storie cambiano da una regione all’altra e attraverso la trasmissione orale.

L’elemento che rende questo mito particolarmente interessante è l’Apa Sâmbetei. Nella cosmologia popolare romena, questo nome non designa soltanto un oceano primordiale. In altre tradizioni folkloriche indica un corso d’acqua soprannaturale che circonda la terra, raccoglie le acque del mondo e conduce verso l’aldilà. Le anime dei defunti vengono associate al suo percorso, mentre il suo sbocco, chiamato Sorbul Pământului, può essere immaginato come un enorme gorgo che inghiotte le acque e le trasporta verso le regioni infernali.

L’espressione romena s-a dus pe apa Sâmbetei, letteralmente «è andato sull’Acqua del Sabato», significa che qualcosa è andato perduto, è stato distrutto o si è dissolto senza possibilità di recupero. Un modo di dire quotidiano conserva così la traccia di una geografia mitologica: dietro l’idea della perdita irreversibile si nasconde un fiume cosmico che conduce fuori dal mondo conosciuto.

Il sabato, in questo contesto, possiede una risonanza particolare. Nelle credenze popolari romene è collegato al ricordo dei morti, alle pratiche commemorative e a diverse rappresentazioni del passaggio fra il mondo dei vivi e quello dei defunti. L’Acqua del Sabato si inserisce in questo universo simbolico, nel quale il giorno della settimana non è soltanto un’unità di calendario, ma può evocare una soglia fra due condizioni dell’esistenza.

È però necessario distinguere questa interpretazione folklorica dall’etimologia del nome. La somiglianza fra il sabato e Saturno può suggerire un confronto con il mondo romano, ma non dimostra che l’Apa Sâmbetei derivi dal dio Saturno. Il nome romeno del sabato ha una storia linguistica collegata alle forme di sabbatum e alle tradizioni latine e slave; non è una prova di discendenza diretta dal culto di Saturno. L'ipotesi di un legame mitologico rimane quindi una suggestione comparativa, non una conclusione storica accertata.

Il paragone con la cosmologia greca è altrettanto stimolante. Nell'universo descritto da Omero, Oceano circonda la terra ed è rappresentato come una grande corrente ai confini del mondo conosciuto. Nella Teogonia di Esiodo, Oceano è invece uno dei Titani, figlio di Urano e Gaia, e insieme a Teti genera numerosi corsi d'acqua. Le due rappresentazioni non coincidono perfettamente, ma entrambe attribuiscono all'acqua una posizione fondamentale nella struttura del cosmo.

L'Apa Sâmbetei presenta una somiglianza evidente con questa immagine di un'acqua che avvolge il mondo. Tuttavia, il confronto non basta a dimostrare che il mito romeno sia una derivazione diretta della cosmologia greca. Un oceano primordiale, un fiume che circonda la terra o un'acqua che separa il mondo dei vivi da quello dei morti sono motivi presenti in diverse tradizioni. Per stabilire una parentela storica servirebbero prove linguistiche, documentarie e comparative più specifiche.

Il gorgo terrestre introduce un'altra immagine potente. Il Sorbul Pământului non è semplicemente un punto geografico immaginario: rappresenta il luogo in cui l'acqua scompare, dove il percorso visibile dei fiumi incontra una profondità che non può essere osservata direttamente. L'acqua non si limita a circondare la terra; viene risucchiata verso un altrove. Il cosmo, in questa rappresentazione, non è un sistema chiuso e immobile, ma un ambiente attraversato da correnti, passaggi e soglie.

Il motivo ricorda altre cosmologie nelle quali le acque primordiali precedono la terra emersa o circondano il mondo abitato. Le somiglianze con tradizioni greche, mesopotamiche e nordiche possono offrire un terreno di confronto, ma non autorizzano a ricondurre automaticamente ogni elemento a un'unica origine protoindoeuropea. Le tradizioni popolari assorbono, trasformano e ricombinano immagini nel corso dei secoli; ricostruire il percorso di ciascun motivo richiede più di una somiglianza narrativa.

Esiste infine un dettaglio moderno che aggiunge fascino alla storia: il vortice osservato nell'atmosfera di Saturno. Le immagini della missione Cassini hanno mostrato una struttura vorticosa di grandi dimensioni nella regione del polo nord del pianeta, circondata da una formazione esagonale di correnti atmosferiche. L'accostamento visivo con il Sorbul Pământului può essere suggestivo, ma rimane una coincidenza artistica e non una prova che il mito romeno contenesse conoscenze astronomiche anticipate.

Non serve ricorrere a ipotesi straordinarie per apprezzare questa analogia. Il folklore crea immagini capaci di attraversare epoche e contesti perché rispondono a domande fondamentali: da dove viene il mondo, dove finiscono le acque, che cosa accade ai morti e quale forza separa la luce dall'oscurità? La scienza moderna può descrivere un vortice atmosferico attraverso osservazioni e modelli fisici; il mito usa un'immagine simile per dare forma all'ignoto.

La vera ricchezza dell'Apa Sâmbetei sta proprio in questa sovrapposizione di significati. È l'oceano che precede la creazione, il confine del mondo, la via dei defunti e il simbolo di ciò che scompare per sempre. L'albero che nasce dalla schiuma collega le acque al cielo e alla vita; la farfalla e il verme introducono la polarità fra luce e oscurità; il Non-fratello trasforma la differenza originaria in un conflitto che attraversa l'intera esistenza.

Un mito popolare non deve dimostrare di aver anticipato la cosmologia moderna per meritare attenzione. È sufficiente osservare come una cultura abbia costruito, attraverso immagini tramandate nel tempo, una propria rappresentazione dell'universo. Nell'Acqua del Sabato, la fine e l'inizio non sono opposti assoluti: le acque che inghiottono ciò che è perduto sono anche quelle che precedono la nascita del mondo.

Cesio Endrizzi

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