Prima ancora che Faralli uscisse di casa, nella zona era stato segnalato qualcosa di insolito. Ultimina Boscagli e suo figlio Riccardo, appena dodicenne, si trovavano all'esterno quando udirono un rumore violentissimo, successivamente descritto quasi come una scarica d'artiglieria. Guardando verso il cielo avrebbero visto una luce particolare, una sorta di sfera luminosa con tonalità giallo-arancioni e rossastre, accompagnata da un bagliore bianco molto intenso. Poco dopo il fenomeno scomparve. Anche Santina Faralli, mentre si trovava davanti alla televisione, avrebbe udito il forte rumore e assistito a un'interruzione temporanea della corrente elettrica. Sono dettagli importanti, ma devono essere trattati per quello che sono: testimonianze, non prove dell'origine del fenomeno.
Rivo rimase dalla madre per circa mezz'ora. Poi, intorno alle nove di sera, salutò Santina e raggiunse la propria Fiat 127. Salì, chiuse la portiera e mise in moto. Il motore inizialmente funzionò normalmente. Percorse soltanto pochi metri quando improvvisamente si spense. Non sarebbe stato soltanto un problema al motore. Secondo il racconto di Faralli, anche l'impianto elettrico cessò di funzionare: fari spenti, cruscotto inattivo, automobile completamente ferma.
Mentre cercava di capire cosa fosse successo, davanti alla Fiat comparve una luce rossa molto intensa. Attraverso il parabrezza Faralli avrebbe visto qualcosa avvicinarsi alla strada. L'oggetto, secondo la sua descrizione, aveva una parte inferiore larga e discoidale e una struttura superiore emisferica molto luminosa. La dimensione sarebbe stata di circa tre metri e l'oggetto si sarebbe fermato a pochissima distanza dalla vettura, all'altezza del cofano.
La luminosità era tale da illuminare la strada, il muretto e la vegetazione circostante. Sotto l'oggetto Faralli avrebbe notato tre fasci luminosi diretti verso il terreno, caratterizzati da colori differenti, tra cui giallo, verde, rosso e azzurro. La scena doveva essere surreale: una Fiat 127 completamente immobile, una strada notturna improvvisamente illuminata e qualcosa di sconosciuto sospeso davanti all'automobile.
Ma il dettaglio destinato a rendere celebre la vicenda doveva ancora arrivare.
Secondo Faralli, sul corpo dell'oggetto comparve un'apertura. La struttura sembrò dividersi in due parti, come una porta che si apriva lateralmente. Dietro l'apertura c'era oscurità. Poi apparve una figura.
Era piccola, molto più bassa di un adulto normale. Faralli avrebbe stimato l'altezza intorno al metro, forse poco più. La figura non sarebbe scesa utilizzando una scaletta o appoggiando semplicemente i piedi sull'asfalto. Nel suo racconto sembrava piuttosto fluttuare, scendendo lentamente fino a fermarsi a pochi centimetri dal terreno.
Poi comparve una seconda figura.
Le due presenze erano descritte come esseri di piccola statura, con il corpo apparentemente coperto da una tuta aderente e la testa protetta da qualcosa che Faralli interpretò come un casco. Non riuscì però a distinguere chiaramente i volti. Ed è proprio qui che bisogna separare la testimonianza dalle ricostruzioni successive: molte delle immagini oggi associate ai cosiddetti "alieni di Torrita" sono rappresentazioni artistiche, non fotografie dell'evento.
Le due figure si mossero verso la Fiat.
Non sembravano aggredire Faralli. Non tentarono di aprire la portiera e, secondo il racconto, non stabilirono alcun contatto verbale con lui. Sembravano piuttosto interessate all'automobile. Una delle due si avvicinò alla parte anteriore della Fiat e percorse lateralmente la vettura. L'altra si spostò verso il retro.
Faralli rimase al volante.
A un certo punto perse di vista una delle figure. La cercò attraverso il finestrino e gli specchietti e la vide dietro la macchina. La sagoma continuava a muoversi intorno alla Fiat, mentre l'altra rimaneva nella zona anteriore.
Non sappiamo cosa stessero facendo. Ed è importante non trasformare un'interpretazione in un fatto. Faralli ebbe l'impressione che quelle figure stessero esaminando la vettura, ma non poteva conoscere le loro intenzioni.
Dopo alcuni istanti le due figure tornarono verso l'oggetto. Una dopo l'altra sarebbero entrate nell'apertura, apparentemente sollevandosi dal terreno. L'apertura si richiuse e la struttura rimase sospesa sulla strada.
Poi iniziò ad allontanarsi.
L'oggetto aumentò progressivamente la propria altezza, quindi accelerò fino a scomparire nel cielo. Faralli rimase per qualche secondo fermo nella Fiat. La strada tornò buia.
Provò quindi a riavviare l'automobile.
La Fiat 127 ripartì.
Anche l'impianto elettrico tornò a funzionare e i fari si riaccesero. È uno degli elementi più suggestivi della storia, ma anche uno dei più difficili da verificare: non esiste una registrazione tecnica effettuata durante l'episodio che permetta di stabilire cosa abbia realmente provocato l'arresto e il successivo ritorno alla normalità dell'automobile.
Faralli tornò a casa, ma l'episodio non rimase confinato alla sua esperienza personale.
La mattina successiva qualcuno avrebbe cercato nella zona indicata dal testimone eventuali segni lasciati dall'oggetto. Vennero segnalate alcune zone scure sull'asfalto, tra cui una macchia quasi circolare, larga circa mezzo metro, apparentemente simile a una bruciatura. Considerato il racconto della sera precedente, il collegamento sembrava immediato.
Ma proprio qui il caso comincia a complicarsi.
Una traccia sull'asfalto non dimostra automaticamente che sia stata prodotta da un oggetto volante sconosciuto. Furono raccolte informazioni e campioni e la vicenda venne sottoposta ad analisi. Le successive verifiche non produssero una sostanza misteriosa o un materiale impossibile da ricondurre alla realtà terrestre. Le presunte bruciature, inoltre, non poterono essere considerate una prova conclusiva dell'atterraggio o della presenza dell'oggetto descritto da Faralli.
Il 20 settembre 1978, appena pochi giorni dopo l'episodio, la vicenda arrivò sulla stampa attraverso La Nazione. Il caso cominciò a circolare e attirò l'attenzione degli appassionati di UFO e dei ricercatori.
Eppure, se eliminiamo progressivamente gli elementi più spettacolari, rimane una questione interessante.
Faralli aveva realmente raccontato questa storia nel 1978. Non era un personaggio costruito successivamente intorno a una leggenda nata molti anni dopo. La testimonianza era contemporanea all'evento. Inoltre, prima del suo incontro, altre persone avevano riferito qualcosa di insolito nella stessa zona.
Questo non significa che tutti avessero visto la stessa cosa. Un forte rumore e una luce nel cielo potrebbero avere spiegazioni completamente differenti rispetto a ciò che Faralli dichiarò di aver visto sulla strada. Anche l'interruzione dell'elettricità potrebbe essere stata indipendente dal fenomeno. Tuttavia, la coincidenza temporale costituisce uno degli aspetti che hanno contribuito alla longevità del caso.
Negli anni successivi la vicenda venne ripresa e studiata più volte. Tra i ricercatori che si occuparono del caso vi fu Marco Bianchini del Centro Italiano Studi Ufologici, che cercò di ricostruire l'episodio attraverso le fonti disponibili e di distinguere ciò che poteva essere documentato dalle ricostruzioni aggiunte successivamente.
Ed è proprio questo il punto fondamentale.
Un caso ufologico non deve necessariamente essere trasformato in una scelta tra "era tutto vero" e "era tutto falso". Esiste una terza possibilità, molto più rigorosa: stabilire quali elementi possediamo, quali possiamo verificare e quali invece appartengono esclusivamente alla testimonianza.
Le tracce fisiche non offrono una conferma definitiva. Non esiste una fotografia dell'oggetto. Non esiste una fotografia delle due figure. Non esiste un filmato. Non abbiamo dati strumentali registrati durante l'episodio. Il comportamento della Fiat non può essere ricostruito tecnicamente a distanza di decenni.
Rimane quindi soprattutto la testimonianza di Rivo Faralli.
Una testimonianza che può essere creduta, messa in dubbio oppure studiata senza pregiudizi, ma che non può essere trasformata automaticamente in una prova dell'esistenza di visitatori extraterrestri.
E forse è proprio questa la parte più interessante della storia.
Perché quando si eliminano le ricostruzioni artistiche, le interpretazioni, le presunte bruciature e tutto ciò che è stato aggiunto nel corso dei decenni, rimane un uomo di 25 anni che nel settembre del 1978 dichiarò di essersi trovato davanti a qualcosa che non riusciva a identificare.
Quasi cinquant'anni dopo possiamo discutere le sue conclusioni. Possiamo cercare spiegazioni alternative. Possiamo mettere in dubbio il significato delle tracce. Possiamo domandarci se il guasto della Fiat avesse una causa perfettamente normale e se le luci osservate da altri testimoni fossero collegate all'episodio.
Ma non possiamo ricostruire la scena dal punto di vista di Faralli.
Non sappiamo cosa vide realmente attraverso quel parabrezza.
Ed è forse proprio questo che rende Torrita di Siena uno dei misteri italiani più affascinanti: non la certezza di avere davanti un'astronave extraterrestre, ma l'impossibilità, ancora oggi, di trasformare completamente una testimonianza così dettagliata in una spiegazione definitiva.
La notte del 17 settembre 1978 una Fiat 127 si fermò su una strada di Torrita di Siena. Il suo conducente raccontò di avere visto un oggetto luminoso e due piccole figure. Altre persone, quella stessa sera, riferirono fenomeni insoliti nella zona. Alcune presunte tracce vennero fotografate e analizzate, ma non produssero la prova decisiva che gli appassionati avrebbero voluto.
Alla fine resta una domanda semplice e inquietante: se foste stati voi al posto di Rivo Faralli, con la vostra automobile spenta e due piccole figure che si avvicinavano attraverso quella luce, sareste rimasti dentro la macchina oppure avreste aperto la portiera?
Cesio Endrizzi