Ci sono luoghi che diventano misteriosi perché custodiscono una storia realmente drammatica. E poi ce ne sono altri che diventano misteriosi semplicemente perché nessuno, dopo molti anni, riesce più a separare ciò che è accaduto davvero da ciò che è stato raccontato. La cosiddetta Villa delle Streghe di Tivegna, nell'entroterra della provincia della Spezia, appartiene decisamente alla seconda categoria. Ed è proprio questo a renderla interessante.
La villa esiste realmente. Si trova sulle alture della Val di Vara, nel territorio di Tivegna, frazione di Follo, e da decenni è associata a un soprannome inquietante che nessuna fonte sembra riuscire a spiegare con certezza. Le informazioni storiche verificabili sono sorprendentemente poche, mentre intorno all'edificio è cresciuta una quantità considerevole di racconti, leggende e testimonianze.
Ed è qui che bisogna fare attenzione. Perché una ricerca sul luogo permette di scoprire una cosa molto diversa da quella raccontata da alcuni recenti video dedicati al paranormale: la vera Villa delle Streghe è già abbastanza affascinante senza avere bisogno di inventare rapporti di polizia, sopralluoghi misteriosi o fenomeni soprannaturali mai verificati.
La villa è conosciuta anche come la “casa dalle trenta finestre”. Le descrizioni disponibili parlano di un edificio dalle forme insolite, sviluppato su tre piani, con oltre trenta finestre, numerosi accessi e una grande terrazza affacciata sulla valle. La sua architettura, oggi segnata dall'abbandono, contribuisce certamente all'atmosfera particolare del luogo.
Ma quando sarebbe stata costruita?
Anche su questo punto le fonti non sono perfettamente concordi con la narrazione più fantasiosa che circola online. Una pubblicazione dedicata alla villa indica il 1927 come anno di costruzione, mentre altre ricostruzioni locali si limitano a collocarla genericamente nel passato senza fornire una documentazione storica dettagliata.
Questo particolare è importante perché ridimensiona immediatamente una delle versioni più spettacolari della storia: quella secondo cui la villa sarebbe una residenza ottocentesca costruita da una ricca famiglia e successivamente abbandonata a causa di inspiegabili fenomeni paranormali. Non ho trovato fonti attendibili che confermino questa ricostruzione nei termini in cui viene spesso raccontata.
La leggenda più famosa riguarda invece alcune donne considerate streghe o eretiche. Secondo la tradizione locale, sarebbero state allontanate dal paese e avrebbero costruito, in una sola notte di luna piena, una chiesa sul crinale della montagna. La stessa esistenza della chiesa, però, non è documentata con certezza. Alcune versioni della leggenda raccontano addirittura che le donne, dopo averla costruita, l'avrebbero distrutta e si sarebbero rifugiate nella villa.
È una storia suggestiva, ma rimane appunto una leggenda.
E forse proprio questa incertezza ha contribuito a dare il nome alla casa.
Un'altra parte della tradizione riguarda gli ultimi proprietari. Le fonti locali ricordano una famiglia genovese, gli Oldoini, e descrivono l'ultimo abitante come un uomo riservato, impegnato in attività commerciali e abituato a vivere in maniera estremamente appartata.
Anche questo elemento ha alimentato la fantasia.
Una casa enorme e isolata, una famiglia eccentrica, luci visibili attraverso decine di finestre e un proprietario che conduceva una vita lontana dagli altri abitanti: in un piccolo paese non serviva molto altro per trasformare una normale residenza in un luogo avvolto dal mistero.
Le leggende, del resto, funzionano proprio così.
Non hanno bisogno necessariamente di un evento straordinario. È sufficiente una combinazione di isolamento, architettura insolita, pochi documenti disponibili e una comunità che conserva racconti tramandati oralmente.
Con il passare del tempo la villa venne abbandonata. Le fonti che si sono occupate dell'edificio parlano di decenni di abbandono, di crolli e di un progressivo deterioramento della struttura. Una documentazione fotografica del luogo descrive il cedimento delle scale interne e di parte del tetto, mentre altre testimonianze ricordano le condizioni sempre più precarie dell'edificio.
Ed è proprio in questa fase che la Villa delle Streghe è diventata una meta per gli appassionati di esplorazione urbana.
L'urbex ha avuto un ruolo enorme nella costruzione della reputazione moderna del luogo. Fotografi e curiosi hanno documentato la villa quando era ancora facilmente raggiungibile, mostrando gli interni degradati, le stanze vuote, le scale rovinate e soprattutto quella straordinaria quantità di finestre che le ha fatto guadagnare l'altro soprannome: la casa dalle trenta finestre.
Le immagini sono sufficienti a capire perché l'edificio abbia alimentato tante storie.
Ma c'è un particolare che spesso viene dimenticato: l'atmosfera inquietante di un edificio abbandonato non costituisce una prova dell'esistenza di fenomeni paranormali.
Una casa vuota produce rumori. Il legno cambia volume con temperatura e umidità. Le strutture deteriorate si assestano. Le finestre possono muoversi. Gli animali possono entrare. Il vento può produrre effetti acustici difficili da interpretare. E quando una persona entra in un ambiente che già conosce attraverso racconti inquietanti, la percezione può essere condizionata dalle aspettative.
Questo non rende false le testimonianze di chi ha avuto paura.
Significa semplicemente che una testimonianza descrive un'esperienza, non necessariamente la sua causa.
Ed è qui che la storia della Villa delle Streghe diventa molto più interessante del semplice racconto horror.
In rete circolano infatti narrazioni molto più elaborate nelle quali vengono attribuiti alla villa episodi estremamente precisi: tecnici comunali che avrebbero sentito passi, carabinieri intervenuti per porte che si muovevano da sole, odori di bruciato percepiti senza una fonte, filmati nei quali porte e finestre si chiuderebbero misteriosamente e perfino rapporti ufficiali contenenti frasi particolarmente teatrali.
Il problema è che queste affermazioni non risultano confermate dalle fonti che ho trovato sulla villa.
Le fonti locali e i reportage sull'edificio parlano certamente del mistero, dell'abbandono, delle leggende sulle streghe, degli eccentrici proprietari e dell'interesse degli esploratori urbani. Ma non ho trovato una documentazione affidabile che permetta di affermare come fatti storici tutti gli episodi presentati nei recenti racconti video.
E questa distinzione è fondamentale.
Perché dire che “la Villa delle Streghe è un luogo misterioso” è perfettamente legittimo.
Dire invece che “nel 1972 un rapporto comunale documentò passi al piano superiore” oppure che “nel 2017 i vigili del fuoco registrarono un'anomalia olfattiva” significa fare un'affermazione molto precisa che dovrebbe essere accompagnata dall'indicazione dell'archivio, del documento, della data e dell'autorità che lo ha prodotto.
Altrimenti siamo già entrati nel territorio della leggenda contemporanea.
Ed è forse proprio questo il vero mistero.
Come nasce una storia?
Una vecchia villa abbandonata esiste realmente. Una comunità ne conserva un nome enigmatico. Nessuno ricorda con certezza perché sia nata quella denominazione. Attorno all'edificio sopravvive una leggenda sulle streghe. I proprietari sono descritti come eccentrici e riservati. La casa rimane vuota per decenni. Arrivano i fotografi, poi gli esploratori urbani, poi internet.
E a quel punto il racconto comincia a crescere.
Ogni generazione aggiunge qualcosa.
Una porta diventa una porta che si apre da sola.
Un rumore diventa un passo.
Un'ombra diventa una presenza.
Una vecchia storia diventa un rapporto ufficiale.
Ed è così che un luogo reale può trasformarsi lentamente in un luogo leggendario.
Oggi la Villa delle Streghe continua comunque ad attirare l'attenzione. Nel 2024 Liguria Oggi ha raccontato l'edificio sottolineandone l'alone di mistero e riferendo anche di un possibile progetto di recupero da parte di una coppia inglese interessata a trasformarlo in una struttura destinata al soggiorno e alla meditazione. La stessa fonte segnalava però che i progetti sembravano essere rimasti fermi.
Una cosa, quindi, possiamo affermarla senza bisogno di fantasmi.
La Villa delle Streghe esiste.
La sua architettura è particolare.
Il suo abbandono è reale.
Le sue leggende sono reali nel senso storico e folkloristico del termine.
Il soprannome è documentato, ma la sua origine rimane incerta.
La storia delle streghe appartiene alla tradizione locale, ma non abbiamo prove sufficienti per trasformarla in un fatto storico.
E soprattutto, molte delle presunte manifestazioni paranormali raccontate online non possono essere considerate documentate soltanto perché vengono presentate con date precise e attribuite genericamente ad autorità o tecnici.
Forse è proprio questa la lezione più interessante della Villa delle Streghe.
Non abbiamo bisogno di decidere se sia infestata.
Possiamo semplicemente porci una domanda più difficile: quanto di ciò che sappiamo è storia e quanto è leggenda?
Per un luogo come questo, la risposta non è affatto semplice.
E forse, dopo quasi un secolo, è proprio questa zona grigia tra realtà, memoria popolare e immaginazione ad aver trasformato una casa abbandonata sulle alture liguri in una delle dimore più enigmatiche dell'entroterra italiano.
La villa non ha bisogno di fantasmi per essere inquietante.
Le bastano le sue trenta finestre, una valle sotto di sé, decenni di silenzio e una storia che nessuno sembra più in grado di raccontare completamente.
Cesio Endrizzi
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