Medusa è entrata nell'immaginario collettivo come uno dei mostri più terribili della mitologia greca: capelli fatti di serpenti, zanne, pelle mostruosa e uno sguardo capace di trasformare in pietra chiunque avesse avuto la sfortuna di incrociarlo.
Ma dietro quella creatura c'è una storia molto più tragica.
Secondo la versione raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi, Medusa era una giovane donna di straordinaria bellezza. La sua bellezza attirò l'attenzione di Poseidone, dio del mare, che la violentò nel tempio di Atena. E qui il mito assume una delle sue caratteristiche più crudeli: Medusa non viene presentata come la responsabile della propria disgrazia, eppure è lei a subire la punizione.
Atena la trasforma in una Gorgone. I suoi capelli diventano serpenti, il suo volto assume un aspetto terrificante e il suo sguardo diventa letale.
È difficile non vedere, nella versione di Ovidio, una situazione profondamente ingiusta: una donna subisce una violenza e viene trasformata nella creatura che tutti finiranno per temere.
Da quel momento Medusa non può più vivere come prima. Il suo stesso corpo diventa una minaccia. Chiunque la guardi negli occhi viene pietrificato. Il mondo non vede più la donna che era stata, ma soltanto il mostro che è diventata.
Poi arriva Perseo.
L'eroe riceve l'incarico di portare la testa di Medusa e, grazie agli strumenti forniti dagli dèi, riesce ad avvicinarsi senza guardarla direttamente. Utilizza il riflesso del proprio scudo per individuarla e la decapita mentre dorme.
Perseo diventa un eroe.
Medusa diventa un trofeo.
Ed è proprio questo particolare a rendere il mito ancora oggi così inquietante: Medusa non viene uccisa perché abbia commesso qualcosa di terribile. Viene uccisa perché è diventata qualcosa che il mondo degli uomini considera mostruoso.
Naturalmente bisogna evitare di attribuire al mito greco un significato che probabilmente non aveva in origine. Non è corretto sostenere che la storia fosse semplicemente una favola destinata ad ammonire le ragazze sulla pericolosità della bellezza. Medusa, nella tradizione antica, aveva significati molto più complessi ed era anche utilizzata come figura apotropaica, cioè capace di allontanare il male.
Ma la rilettura moderna del mito permette di cogliere qualcosa di estremamente potente.
Medusa può essere interpretata come il simbolo di una vittima che, dopo aver subito una violenza, viene trasformata nell'oggetto della paura altrui. La sua sofferenza viene cancellata e rimane soltanto la sua immagine terrificante.
E c'è un ultimo dettaglio che sembra quasi una beffa del destino.
Quando Perseo recide la testa di Medusa, dal suo corpo nascono Pegaso, il cavallo alato, e Crisaore, figli di Poseidone.
Persino dalla morte della donna che era stata trasformata in un mostro nasce qualcosa di straordinario.
Forse è proprio questo il motivo per cui Medusa continua a esercitare un fascino così forte dopo migliaia di anni. Non è soltanto un mostro della mitologia greca.
È una figura che ci costringe a porci una domanda scomoda: quante volte nella storia abbiamo guardato qualcuno soltanto per ciò che era diventato, dimenticando ciò che gli era accaduto?
Medusa continua a fissarci da lontano.
E forse, questa volta, siamo noi a dover sostenere il suo sguardo.
Cesio Endrizzi

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