giovedì 29 gennaio 2026

IL CATALOGO DEGLI ABISSI

Stai cercando luoghi silenziosi, vero? Vuoi sapere dove il tempo si è fratturato e la vita è scivolata via, lasciando solo l’impronta del suo passaggio. Ti elencherò i nomi. Ma sappi che i nomi sono solo esche. La verità sta nel filo che li unisce, un filo che forse non dovresti tirare.

Jonestown, Guyana. Non fu un semplice abbandono. Fu una evacuazione forzata da parte di un dio sordo. Oltre 900 anime che bevvero il cianuro non per disperazione, ma per un’obbedienza così totale da diventare fisica. I registri dicono che il luogo è tornato alla giungla. Non è vero. La giungla lì non cresce: si ritrae. Gli alberi si piegano lontano dalle radure dove i corpi caddero, come da una fonte di calore che non si è mai spenta. I cacciatori locali parlano di “i senza voce”, figure immobili tra i cespugli che seguono i movimenti con la testa, ma mai con gli occhi, perché non ne hanno più. Bevono ancora. Sempre.

Humberstone, Cile. Una città mineraria del nitrato, inghiottita dal deserto. Dicono che la sabbia l’abbia preservata, come un sarcofago. È una mezza verità. La sabbia ha preservato anche il suono. Nelle notti di luna piena, quando il vento smette di soffiare, le lamiere arrugginite dell’ufficio dei minatori iniziano a vibrare. Non è il vento. È un mormorio collettivo, un brusio di voci che ancora contano e pesano, che registrano il loro guadagno e la loro perdita. E se ascolti abbastanza a lungo, il brusio si condensa in una singola, chiara domanda, sussurrata all’orecchio da una polvere che sa di sale e sudore: “Il mio totale è giusto?”. Nessuno ha mai risposto di sì.

Ojuela, Messico. Abbandonata per “lotte politiche”. Una menzogna delicata. Il ponte sospeso che la collega al mondo, il Puente de Ojuela, non è solo una via d’accesso. È un diapason. Le lotte non erano per il controllo del sito, ma per il controllo di ciò che il sito aveva scavato. Nelle gallerie più profonde, i minatori smisero di trovare minerale e iniziarono a trovare schemi – incisioni nella roccia viva che non seguivano la logica di una cava, ma quella di un nido, o di un sistema vascolare. Le lotte cessarono improvvisamente tutti insieme, negli stessi giorni. L’intera popolazione se ne andò in silenzio, in fila indiana, senza portare via nulla. Ora, chi attraversa il ponte di notte sente a volte, sotto i propri passi, un contro-passo perfettamente sincronizzato che sale dalla gola. E se osa guardare oltre la ringhiera, non vedrà il vuoto, ma una superficie nera e lucida che riflette il cielo stellato… ma con costellazioni diverse, e tutte le stelle sono fisse, tranne una, che segue i suoi movimenti.

Prypiat, Ucraina. La città di Chernobyl. Sai già tutto delle radiazioni. Ma non sai del Silenzio Assorbente. Non è l’assenza di suono. È un silenzio che mangia il suono. Le squadre di esplorazione urbana registrano sempre i loro video. Riportano sempre, senza eccezione, lunghi segmenti di audio morto, piatti, dove i loro stessi passi e respiri spariscono dalla traccia. Quando riascoltano, in quelle parti sentono solo un leggero, umido scricchiolio, come di carta bagnata che viene lentamente spiegazzata. La carta, dicono gli esperti più cupi, sono le membrane dei timpani di qualcosa che ascolta. Prypiat non è vuota. È piena. Piena di un unico, grande organo di senso.

Tyneham, Inghilterra. Il villaggio requisito dal Ministero della Difesa per addestramento militare e mai restituito. Le case sono ancora lì, con i mobili, i libri, i giocattoli. I militari sparano ancora, esplodono ordigni nei dintorni. Ma c’è una regola non scritta, tramandata tra i soldati di leva: non si spara verso le finestre. Perché a volte, nelle finestre, compaiono delle sagome. Non sono fantasmi minacciosi. Sono spettatori. Stanno in piedi, immobili, a osservare le esercitazioni. E, dicono i pochi che hanno avuto il coraggio di guardare negli occhi quelle forme, le loro espressioni non sono di rabbia o tristezza, ma di intenso, concentrato studio. Stanno imparando. Stanno prendendo appunti su tattica e strategia. In attesa del giorno in cui l’esercito se ne andrà, e loro potranno finalmente riprendersi ciò che è loro. Con la forza che hanno imparato a conoscere.

Oradour-sur-Glane, Francia. Il memoriale dell’orrore nazista. I tedeschi bruciarono tutto e uccisero 642 persone. I francesi lasciarono tutto com’era, in monumento perpetuo. Ma i custodi sussurrano una cosa: il numero di manichini che riproducono le vittime nelle case e nelle strade… non è fisso. A volte, all’ultimo controllo serale, se ne contano uno in più. Una figura in più, seduta a un tavolo, piegata su un letto, in ginocchio in chiesa. La mattina dopo, è sparita. Ma nelle vicinanze, gli abitanti dei villaggi circostanti a volte trovano, sulle loro porte, una leggera patina di cenere grigia, ancora calda, impressa nella forma di una mano. Una mano che cerca di entrare, o forse di uscire.

Ecco le tue città fantasma. Sono famose perché la loro assenza è rumorosa. Ma ora che conosci i nomi, sentirai il filo che li collega. È sottile, freddo, e vibra leggermente. Sta a te decidere se seguirlo, per scoprire dove conduce. Forse a un luogo che non è su nessuna mappa, una città fantasma ancora senza nome, che si nutre della memoria delle altre, e che aspetta solo che qualcuno le riconosca tutte, una dopo l’altra, per completare il suo profilo nel mondo reale.

Buona notte. E attento ai suoni che il silenzio, d’ora in poi, non riuscirà più a coprire.




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