Quando arriva la sera del 5 gennaio, a Montescaglioso, nel Materano, il rumore più inquietante non è quello del vento.
È quello del ferro che striscia sulla pietra.
Una catena spezzata avanza lentamente per i vicoli del centro storico. Poco più avanti compare una luce tremolante. Poi una figura avvolta in un vecchio mantello scuro, con il volto nascosto da una lunga barba e gli occhi coperti da strane lenti ricavate tradizionalmente dalle bucce d'arancia.
In mano porta una lanterna.
Nell'altra un lungo ago.
È arrivato il Cucibocca.
E se qualche bambino è ancora sveglio, potrebbe sentirsi rivolgere la minaccia più inquietante di tutta la notte:
«Ti cucio la bocca».
Non è una leggenda inventata recentemente per animare un borgo durante l'inverno. È un rito popolare realmente documentato e ancora praticato a Montescaglioso, in provincia di Matera. La Regione Basilicata lo descrive come una tradizione dalle origini misteriose, conservata dalla comunità montese e caratterizzata proprio dalle figure dei Cucibocca, dal rumore delle catene, dalle lanterne, dai canestri e dall'ago utilizzato per minacciare simbolicamente i bambini.
Ma la cosa più affascinante è che nessuno conosce con certezza l'origine del rito.
Ed è qui che comincia il vero mistero.
Il Cucibocca non è, infatti, un mostro nel senso tradizionale del termine.
Non esiste una descrizione antica e univoca di una creatura soprannaturale chiamata Cucibocca.
È una figura rituale.
Un personaggio impersonato dagli abitanti.
E proprio questa caratteristica lo avvicina alle antiche mascherate invernali e ai rituali di passaggio che, in diverse parti d'Europa, accompagnavano la fine di un ciclo e l'inizio di un altro.
A Montescaglioso, però, il rito ha assunto caratteristiche assolutamente particolari.
I Cucibocca escono la sera del 5 gennaio, cioè alla vigilia dell'Epifania.
La loro apparizione coincide quindi con il momento conclusivo delle festività natalizie.
Secondo una spiegazione tradizionale, il loro compito era quello di tenere a bada i bambini e farli andare a dormire presto.
Perché?
Perché la Befana sarebbe arrivata nella notte.
La Regione Basilicata riporta proprio questa interpretazione: i Cucibocca spaventavano i bambini e li inducevano a rientrare e a dormire, lasciando così libera la Befana di portare i doni il giorno successivo.
È una spiegazione semplice.
Ma non spiega tutto.
Perché una catena spezzata?
Perché una barba così lunga?
Perché nascondere il volto?
Perché un ago?
Perché minacciare di cucire la bocca?
E perché proprio quella notte?
Queste domande sono ancora aperte.
La stessa documentazione della Regione Basilicata sottolinea che l'atto simbolico della cucitura della bocca non ha ricevuto una spiegazione definitiva e che sono state formulate diverse ipotesi.
Una delle interpretazioni più interessanti riguarda San Simeone Stilita.
Secondo la tradizione locale, il rito potrebbe avere collegamenti con il calendario cristiano di matrice bizantina e con la memoria di San Simeone Stilita, la cui caratteristica simbolica sarebbe stata associata proprio alla catena spezzata.
Non significa che sia stato dimostrato che i Cucibocca derivino direttamente da un antico rito bizantino.
La stessa Regione Basilicata parla prudentemente di una possibile origine.
Ed è una distinzione fondamentale.
Quando si studia il folklore, "potrebbe derivare da" non significa "deriva certamente da".
Il problema è che il rito non possiede una documentazione storica abbastanza continua da permetterci di ricostruirne con sicurezza la nascita.
E questo rende il Cucibocca ancora più interessante.
Perché possiamo osservare il rito.
Possiamo descriverne gli oggetti.
Possiamo documentarne la sopravvivenza.
Ma quando proviamo a tornare indietro nel tempo, incontriamo una zona d'ombra.
Una delle figure più importanti di questa simbologia è Arpocrate, la divinità egizia associata al silenzio.
Nella biblioteca dell'Abbazia di San Michele Arcangelo di Montescaglioso esiste infatti un affresco che raffigura Arpocrate con il dito portato alle labbra, nel gesto universalmente riconoscibile del silenzio.
E la somiglianza con alcuni elementi del Cucibocca ha attirato l'attenzione degli studiosi e degli interpreti locali.
La Regione Basilicata cita esplicitamente questo collegamento, osservando la somiglianza fra l'immagine di Arpocrate e la figura dei Cucibocca, soprattutto per il rapporto con il silenzio e per alcuni elementi dell'aspetto.
Ma anche qui bisogna evitare una conclusione troppo facile.
Non possiamo dire: "I Cucibocca sono Arpocrate."
Possiamo dire invece: "La presenza di Arpocrate nell'Abbazia costituisce uno degli elementi interpretativi utilizzati per comprendere il simbolismo del rito."
Ed è molto più interessante.
Perché significa che, nel corso del tempo, tradizioni diverse potrebbero essersi sovrapposte.
Il mondo cristiano.
La cultura contadina.
Le mascherate rituali.
Il simbolismo del silenzio.
Il passaggio dall'anno vecchio al nuovo.
E forse persino antichi elementi precristiani rielaborati attraverso successive trasformazioni culturali.
Un'altra caratteristica fondamentale dei Cucibocca è il loro abbigliamento.
Non indossano costumi elaborati nel senso moderno del termine.
La tradizione utilizza oggetti quotidiani.
Vecchi cappotti o mantelli scuri.
Un cappello largo.
Un disco di canapa utilizzato nei frantoi.
Una lunga barba ottenuta tradizionalmente dalla canapa.
Lenti ricavate dalle bucce d'arancia.
Una catena spezzata legata alla gamba.
Una lanterna.
Un canestro.
E, soprattutto, un ago.
La loro inquietudine nasce proprio da questa povertà degli oggetti.
Non sembrano creature fantastiche uscite da un libro.
Sembrano uomini comuni trasformati in qualcosa di irriconoscibile.
Ed è forse questo uno degli aspetti più potenti del rito.
Il volto scompare.
La persona scompare.
Rimane il personaggio.
Il Cucibocca non parla normalmente come un abitante del paese.
Non deve essere riconosciuto.
Il suo anonimato è parte della sua forza.
La catena, intanto, annuncia il suo arrivo prima ancora che possa essere visto.
Prima arriva il rumore.
Poi la luce.
Infine la figura.
È una piccola macchina teatrale costruita dalla tradizione popolare.
E funziona ancora oggi.
La tradizione contemporanea è stata organizzata e riproposta pubblicamente a partire dal 1999, quando a Montescaglioso venne istituzionalizzata la manifestazione della "Notte dei Cucibocca". La Regione Basilicata ricordava nel 2016 che la cerimonia si svolgeva ininterrottamente dal 5 gennaio 1999.
Ma la festa contemporanea non deve essere confusa con l'origine del rito.
Il 1999 è una data importante per la sua ripresa organizzata, non necessariamente per la nascita della tradizione.
Il Cucibocca appartiene infatti alla memoria popolare precedente.
E la sua presenza è documentata anche nel rapporto con il Carnevale montese.
Una fonte dedicata alle tradizioni di Montescaglioso lo presenta come una figura che compare anche nel Carnevale e che conserva una funzione inquietante e ammonitrice nei confronti dei bambini.
Questo collegamento è importante perché ci permette di vedere il Cucibocca non come un "fantasma" isolato, ma come una figura inserita in un più ampio universo di maschere rituali.
E poi c'è il cibo.
Perché il Cucibocca non arriva soltanto per spaventare.
Tradizionalmente bussa alle porte e riceve offerte alimentari.
Il canestro che porta con sé non è quindi un semplice elemento scenografico.
È parte del rituale.
E attorno alla notte dei Cucibocca è stata tramandata anche la tradizione dei Nove Bocconi, consumati nella notte dell'Epifania. La tradizione gastronomica è stata documentata anche dalla stampa specializzata, che collega i nove bocconi al passaggio della notte dell'Epifania e alla figura del Cucibocca.
Ed ecco che il simbolismo della bocca diventa ancora più curioso.
Il Cucibocca minaccia di chiuderla.
Ma contemporaneamente il rito è accompagnato dal cibo.
Silenzio e nutrimento.
Divieto e abbondanza.
Paura e festa.
È una contraddizione soltanto apparente.
I riti popolari sono spesso costruiti proprio attraverso contrasti di questo tipo.
La bocca deve tacere.
Ma deve anche mangiare.
Il bambino deve avere paura.
Ma la paura fa parte del divertimento.
La figura deve apparire minacciosa.
Ma la comunità la accoglie.
E il mostro, alla fine, non è un mostro.
È un uomo del paese.
Questa è forse la cosa più straordinaria dei Cucibocca.
Non abbiamo bisogno di attribuire loro poteri mutaforma, trasformazioni in animali o origini soprannaturali che le fonti non documentano.
La realtà del rito è già abbastanza inquietante.
Per una notte, uomini comuni diventano figure senza volto.
Si coprono.
Si nascondono.
Trascinano catene.
Portano lanterne.
Entrano nel buio dei vicoli.
Bussano alle porte.
E minacciano i bambini con un ago.
Poi, con l'avanzare della notte, scompaiono.
La Regione Basilicata continua a presentare la Notte dei Cucibocca come una tradizione dalle origini misteriose, mantenuta viva dalla comunità di Montescaglioso.
E forse il vero mistero è proprio questo.
Non sappiamo con certezza quando nacque.
Non sappiamo quale fosse il significato originario della cucitura della bocca.
Non sappiamo se gli elementi bizantini, cristiani, carnevaleschi e contadini appartengano a un'unica origine oppure siano il risultato di sovrapposizioni avvenute nel corso del tempo.
Sappiamo però che il rito è sopravvissuto.
E oggi, quando il 5 gennaio cala la notte su Montescaglioso, il passato torna a camminare sulle pietre.
Prima si sente la catena.
Poi compare la luce della lanterna.
Infine, nell'oscurità, appare quella barba bianca e inquietante.
Il Cucibocca non urla.
Non ha bisogno di farlo.
Ha un ago.
E una bocca da cucire.
Perché nella notte dell'Epifania, a Montescaglioso, anche il silenzio ha la sua maschera.
Cesio Endrizzi
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