Sospiro.
No, non nel senso in cui la domanda sembra intenderlo.
Il problema nasce quasi sempre dalla stessa abitudine moderna: prendere la mitologia greca e trasformarla in un universo di fiction contemporanea nel quale ogni personaggio possiede un livello di potere misurabile, ogni generazione di dèi costituisce un «tier» superiore o inferiore e, prima o poi, bisogna stabilire chi vincerebbe in uno scontro.
È una logica perfettamente comprensibile quando si parla di fumetti, videogiochi o fantasy. Funziona molto meno bene quando la si applica alla religione e alla mitologia dell'antica Grecia.
Cominciamo dalla questione dell'immortalità.
Gli dèi greci sono normalmente definiti athanatoi: gli immortali. Non significa semplicemente che siano molto longevi. La loro condizione divina è precisamente distinta da quella mortale. Zeus, Era, Atena, Apollo, Artemide, Poseidone, Ade e gli altri dèi non sono esseri umani estremamente longevi che possono essere uccisi se si applica loro una quantità sufficiente di forza.
La mitologia greca conosce naturalmente ferite, mutilazioni, sofferenze e sconfitte divine. Ares viene ferito, Afrodite viene ferita, Efesto viene precipitato dall'Olimpo, Urano viene mutilato da Crono. Ma mutilazione, sconfitta e morte non sono la stessa cosa.
Questo è importante perché porta immediatamente a una conseguenza: non esiste nelle fonti greche una regola secondo cui un dio possa uccidere un altro dio semplicemente perché possiede un livello di potere superiore.
E qui arriviamo ai Protogenoi.
Il termine indica le divinità primordiali, le potenze che compaiono all'inizio delle cosmogonie. Nella Teogonia di Esiodo, all'inizio emergono Chaos, Gaia, Tartaro ed Eros; da Chaos provengono Erebo e Nyx, mentre Gaia genera Urano, le montagne e Ponto. Da Gaia e Urano nasceranno poi i Titani e altre generazioni divine.
È quindi naturale che qualcuno osservi questa genealogia e concluda: «Se sono venuti prima, devono essere più potenti».
Ma questa conclusione non è contenuta nella genealogia.
Essere più antico non significa essere più potente.
È una regola che abbiamo imparato soprattutto dalla narrativa moderna.
Nei fumetti e nel fantasy l'entità cosmica primordiale è quasi sempre il boss finale: più antica, più grande, più misteriosa e inevitabilmente più potente. Se un personaggio rappresenta il Tempo, la Morte, il Caos o l'Universo stesso, gli autori tendono a trasformare quella funzione cosmica in una misura della sua potenza.
La mitologia greca non ragiona necessariamente in questo modo.
Gaia non è semplicemente «una dea con il potere della Terra». In Esiodo Gaia è la Terra stessa, la grande fondazione sulla quale esistono gli immortali. Urano non è semplicemente un dio che possiede un potere chiamato «Cielo»: è il Cielo. Tartaro è contemporaneamente il luogo cosmico e la potenza primordiale associata a quel luogo. Le divinità primordiali possono quindi essere molto più vicine a personificazioni cosmiche che a supereroi con un determinato repertorio di attacchi.
E questa distinzione cambia completamente la domanda.
Chiedere se Gaia sia «più forte» di Zeus può avere tanto senso quanto chiedere se una montagna sia più forte di un drago.
Se il drago muore, la montagna rimane.
Ma non perché la montagna abbia un livello di potere superiore al drago. È semplicemente una categoria diversa di cosa.
La stessa osservazione vale per Urano.
Nella Teogonia, Crono lo mutila e lo sostituisce. Questo dimostra che la mitologia greca può raccontare una trasformazione radicale dell'ordine cosmico senza trasformare Urano in un cadavere nel senso umano del termine. Il cielo continua a esistere. La personificazione di quel cielo ha semplicemente cessato di essere il sovrano della generazione divina.
Questo è un punto fondamentale: la successione cosmica non equivale necessariamente all'uccisione del predecessore.
Crono sostituisce Urano.
Zeus sostituisce Crono.
Ma non ne consegue che ogni successore sia automaticamente «più potente» del predecessore in una scala numerica.
Zeus, tuttavia, possiede una posizione particolare.
Nella tradizione greca Zeus è il sovrano degli dèi e una delle divinità più potenti dell'universo mitologico. La Teogonia racconta la sua ascesa, la guerra contro i Titani e la successiva vittoria contro Tifone. Il sistema olimpico nasce proprio da questa vittoria e dalla distribuzione delle prerogative divine.
Questo però non significa che Zeus abbia sconfitto ogni entità primordiale esistente in combattimento.
Alcune semplicemente non partecipano a quel tipo di conflitto.
Ed è qui che Nyx diventa particolarmente interessante.
Nell'Iliade, Hypnos racconta che Zeus, furioso con lui, avrebbe potuto punirlo, ma Hypnos riuscì a rifugiarsi presso Nyx. Zeus, secondo il racconto, rinunciò a perseguitarlo perché temeva di provocare l'ira della Notte.
Questo passo è spesso trasformato online in una formula molto più forte: «Nyx è più potente di Zeus».
Ma il testo non dice questo.
Dice che Zeus teme di irritare Nyx.
È una differenza enorme.
Il passo dimostra che Nyx possiede un'autorità o una sacralità davanti alla quale persino Zeus deve esercitare cautela. Non ci autorizza automaticamente a trasformare questa cautela in una statistica di combattimento.
Non sappiamo che cosa sarebbe successo se Zeus avesse effettivamente affrontato Nyx.
E soprattutto non abbiamo bisogno di inventarlo.
La mitologia non ci offre una scena di combattimento dalla quale ricavare un vincitore.
Lo stesso problema si presenta con Phanes, la figura primordiale delle tradizioni orfiche.
Phanes è una divinità estremamente particolare, associata alla generazione e alla manifestazione della vita cosmica. Ma bisogna anche ricordare che «la mitologia orfica» non è un sistema unico e perfettamente uniforme: le teogonie orfiche sono frammentarie, tarde e differenti tra loro. Gli studiosi sottolineano proprio la fluidità e la complessità di queste tradizioni.
In alcune tradizioni orfiche Zeus inghiotte Phanes e, incorporandolo, assume in sé il principio generativo dell'universo.
Questa non è una semplice scena di «Zeus batte il boss cosmico».
È una rappresentazione teologica della sovranità cosmica.
Il Papiro di Derveni, in particolare, è fondamentale per comprendere quanto queste teogonie fossero complesse. La ricerca moderna ha evidenziato il ruolo centrale dell'atto di inghiottire e il modo in cui esso serve a stabilire la posizione di Zeus come principio sovrano.
E questo ci permette di vedere quanto sia pericoloso applicare una moderna «power scaling» alla mitologia antica.
Prendiamo Gaia.
Gaia è probabilmente il caso che più facilmente induce in errore.
Non è soltanto una figura del mito della creazione. È una divinità che continua ad avere una presenza religiosa e mitologica significativa. Nelle tradizioni mitiche entra in conflitto con Zeus, soprattutto dopo la punizione dei Titani, e genera forze mostruose che possono minacciare l'ordine olimpico.
Tifone è il caso più famoso.
Ma anche qui il racconto non ci mostra Gaia trasformarsi in un gigantesco essere planetario e affrontare Zeus direttamente.
Il suo ruolo è differente.
Genera.
Produce.
Sostiene.
Interviene nel destino delle generazioni divine.
È una potenza cosmica che può agire attraverso ciò che genera.
Questo è molto diverso dal concetto moderno di «abilità speciale».
Ed è proprio per questo che la domanda «Gaia può uccidere Zeus?» rischia di essere una domanda mal formulata.
Non abbiamo una fonte antica che stabilisca un combattimento Gaia contro Zeus con condizioni, capacità, vincitore e sconfitta.
Abbiamo invece una tradizione nella quale Gaia può essere ostile a Zeus, può generare avversari capaci di minacciarlo e continua a esistere come realtà cosmica anche dopo l'affermazione del suo dominio.
È sufficiente per dire che Gaia è una figura potentissima.
Non è sufficiente per costruire una classifica.
E qui arriviamo alla parte forse più importante.
La mitologia greca non possiede una scala universale del potere divino.
Zeus è potentissimo.
Poseidone è potentissimo.
Ade è potentissimo.
Gaia è una potenza cosmica.
Nyx è una potenza cosmica.
Tartaro è una realtà cosmica personificata.
Phanes occupa una posizione straordinaria nelle teogonie orfiche.
Ma queste descrizioni non formano una tabella nella quale possiamo scrivere:
«Zeus: 100.»
«Gaia: 150.»
«Nyx: 200.»
«Phanes: 300.»
Quella è una nostra costruzione.
Non è la struttura della mitologia.
E c'è un'altra idea moderna che può aver contribuito alla confusione: l'idea che chi crea qualcosa debba necessariamente essere superiore a ciò che ha creato.
È una premessa molto intuitiva per chi proviene da una concezione monoteistica della creazione, nella quale Dio crea il mondo ed è ontologicamente superiore alla propria creazione.
La cosmologia greca funziona diversamente.
Le generazioni divine non costituiscono necessariamente una scala lineare di perfezione.
Chaos non è semplicemente «il dio più potente».
Gaia non è semplicemente «la boss finale».
Urano non è semplicemente «Zeus prima di Zeus».
E i Protogenoi non sono una razza di superdèi che gli Olimpi hanno sconfitto perché erano più giovani ma più potenti.
Sono elementi di una cosmologia nella quale divinità, forze naturali, luoghi, principi e persone divine possono sovrapporsi.
La domanda «chi vincerebbe?» spesso non ha quindi una risposta.
Non perché sia troppo difficile.
Ma perché le fonti non stanno ponendo quella domanda.
E questa è la distinzione che separa la mitologia greca dalla moderna fiction.
In un fumetto, se due entità cosmiche combattono, l'autore deve stabilire chi vince.
In una mitologia tradizionale, due divinità possono semplicemente occupare domini differenti, avere funzioni differenti e non incontrarsi mai in combattimento.
Non è un difetto del sistema.
È il sistema.
Quindi, possono gli dèi greci morire per mano di dèi primordiali più potenti?
La risposta più corretta è: non abbiamo nelle fonti una regola che permetta di affermarlo, e soprattutto non abbiamo una scala di potere che renda i Protogenoi automaticamente superiori agli Olimpi.
Gli dèi sono immortali; possono essere feriti, sconfitti, mutilati, imprigionati o privati del potere. Ma questo non equivale automaticamente alla morte.
I Protogenoi sono più antichi, più fondamentali e, in molti casi, più intimamente legati alla struttura stessa del cosmo.
Questo li rende ontologicamente particolari.
Non necessariamente «più forti».
E forse è proprio questa la cosa che la moderna cultura dei versus tende a perdere.
Non tutto ciò che è antico deve essere un boss.
Non tutto ciò che è cosmico deve avere un livello di potenza superiore.
E non tutto ciò che esiste può essere ridotto a un personaggio che aspetta soltanto qualcuno abbastanza forte da ucciderlo.
A volte Gaia è semplicemente la Terra.
Nyx è la Notte.
Urano è il Cielo.
Tartaro è l'abisso.
E Zeus è Zeus.
Non hanno bisogno di una classifica.
Cesio Endrizzi
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