Il viaggiatore nudo nel negozio di tessuti: storia vera o strana lezione?
La vicenda di Xepsis Klerglemoss è esattamente questo: un racconto così bizzarro, così ricco di dettagli imbarazzanti e paradossi, da sembrare una bufala. Eppure, qualcosa in essa suona sinistramente coerente.
Xepsis Klerglemoss. Il nome non compare in nessun libro di testo, nessuna enciclopedia, nessun brevetto depositato. Non è un fisico teorico, non è un ingegnere, non è nemmeno un personaggio secondario della fantascienza. E forse è proprio questo il dettaglio più interessante: se avesse davvero inventato la macchina del tempo, non vorremmo che il suo nome venisse ricordato. La sua storia, tramandata solo da un giornalista locale e prontamente archiviata dalla polizia, è quella che ci aspetteremmo da una verità scomoda: confinata ai margini, derubricata a "stranezza", dimenticata.
La tecnologia descritta è controintuitiva, quasi comica. La macchina non trasportava fisicamente il viaggiatore. Lo vaporizzava per poi ricostruirlo in un altro punto del tempo. Un processo che, a quanto pare, funzionava meglio sugli esseri viventi che sui loro indumenti. Il primo esperimento di Klerglemoss – un salto indietro di un anno – lo lasciò nudo come un verme, salvo per gli oggetti metallici (forse perché il campo temporale interagiva diversamente con i materiali conduttivi?).
E qui il racconto prende una piega tragicomica.
Il negozio, intanto, subì le conseguenze. Le donne, scandalizzate, iniziarono a boicottarlo. La voce si sparse: "Il negozio dei tessuti è quello dove è apparso l'uomo nudo". In breve, l'attività fallì. Klerglemoss, anni dopo, avrebbe acquistato proprio quel locale a prezzo di saldo per trasformarlo nel suo laboratorio.
E qui sta la svolta più inquietante della storia: il negozio fallì perché Klerglemoss vi apparve nudo. E Klerglemoss poté acquistarlo a poco prezzo proprio perché era fallito a causa della sua stessa apparizione.
Se non avesse costruito la macchina, non sarebbe mai apparso nudo nel negozio. Se non fosse apparso nudo, il negozio non avrebbe fallito. Se il negozio non fosse fallito, lui non avrebbe potuto comprarlo a basso costo per allestirvi il laboratorio. E senza laboratorio, non avrebbe mai potuto costruire la macchina.
Klerglemoss non era solo un inventore. Era diventato l'anello mancante del suo stesso passato. La causa e l'effetto si erano invertiti. Non c'era più un inizio logico.
La fine di Klerglemoss è degna della più grottesca delle tragedie greche. Perse le chiavi durante un trasloco. Decise di tornare indietro nel tempo di poche ore, al mattino in cui le aveva viste per l'ultima volta. Recuperò le chiavi, ma quando tentò di tornare al presente, i traslocatori avevano spostato l'armadio. Il suo punto di "rientro" si trovava ora all'interno del mobile, chiuso a chiave. Il vaporizzatore (il dispositivo portatile che attivava il ritorno) gli cadde di mano. Nello spazio angusto dell'armadio, non riuscì a raccoglierlo.
Morì soffocato, nudo, in un armadio. Trovato dai traslocatori senza alcuna spiegazione.
Questa storia, vera o falsa che sia, contiene una lezione che i grandi filosofi della scienza hanno spesso trascurato: non è solo il potere della tecnologia a essere pericoloso. È l'effetto farfalla applicato alla propria biografia. Klerglemoss non ha causato una catastrofe planetaria. Ha semplicemente distrutto un'attività commerciale e poi sé stesso, intrappolato in un paradosso che nemmeno Stephen Hawking avrebbe saputo sbrogliare.
Forse è per questo che non abbiamo ancora la macchina del tempo. Non perché sia impossibile. Ma perché chi la inventa, dopo aver visto le conseguenze, la distrugge. O forse, come Klerglemoss, ci resta chiuso dentro.
Naturalmente, tutto questo è una leggenda metropolitana del XXI secolo, nata chissà dove, arricchita da dettagli sempre più surreali. Non esiste alcuna prova che Xepsis Klerglemoss sia mai esistito. Non esiste la fotografia. Non esiste il negozio.
Eppure, il racconto ha una sua perversa coerenza interna. E gli appassionati di fisica teorica sanno che alcuni modelli matematici (come quelli che descrivono un "TARDIS" – sì, quello di Doctor Who) hanno dimostrato che i viaggi nel tempo non sono logicamente impossibili secondo la relatività generale. Certo, servirebbero materia esotica, energia negativa e altre diavolerie che al momento non abbiamo. Ma l'equazione non li esclude.
Forse, da qualche parte in un futuro non ancora scritto, qualcuno sta già viaggiando indietro nel tempo. E sta cercando di non farsi scoprire. E sta inventando storie assurde, come quella di Klerglemoss, per ridicolizzare l'idea e scoraggiare i curiosi.
O forse no. Forse è solo una barzelletta molto lunga.
In ogni caso, se un giorno vi capitasse di affittare un laboratorio che un tempo era un negozio di tessuti vittoriano... controllate bene l'armadio. Potreste trovarci un inventore nudo. O forse, un giorno, ci finirete voi stessi.
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