C'è un fischio nella notte.
Non è necessariamente forte. Anzi, nelle storie raccontate nelle campagne del Paraguay è proprio la sua discrezione a renderlo inquietante. Un suono breve, lontano, difficile da localizzare. Poi torna. E quando torna sembra più vicino.
Per generazioni, nelle comunità rurali del Paraguay e nelle regioni guaraní del Sud America, un rumore nella foresta, un fischio notturno o qualcosa che si muove senza essere visto potevano essere ricondotti a una figura ben precisa: il Pombero, chiamato anche Pomberito o Karai Pyhare, espressione guaraní generalmente tradotta come "Signore della notte".
Ma bisogna fare subito una distinzione importante.
Il Pombero non è un personaggio storico documentato, né esistono prove che dimostrino l'esistenza di una creatura fisica responsabile dei fenomeni attribuitigli. È una figura della mitologia e del folklore paraguaiano, talmente radicata nella cultura popolare da essere ancora oggi riconosciuta dalle istituzioni culturali del Paraguay come parte del patrimonio narrativo del Paese. La Secretaría Nacional de Cultura paraguayana include infatti il Pombero tra i miti del Paraguay e descrive questi racconti come espressioni della memoria popolare, dei valori, delle paure e della conoscenza tramandata attraverso le generazioni.
Ed è proprio questo che rende interessante la leggenda.
Perché il Pombero non è semplicemente "un mostro che vive nella foresta".
È una figura attraverso la quale una società ha raccontato il rapporto tra l'uomo, la notte, la natura e ciò che non può essere controllato.
Nelle descrizioni folkloriche il Pombero è generalmente rappresentato come una creatura di piccola statura, robusta o esile a seconda della tradizione locale, ricoperta di peli e difficile da vedere. Alcune versioni gli attribuiscono caratteristiche fisiche molto particolari, mentre altre lo descrivono semplicemente come uno spirito o essere soprannaturale della foresta. Le varianti sono numerose e non esiste un'unica descrizione universalmente accettata.
Una delle sue caratteristiche più ricorrenti è però molto più semplice: il suono.
Il Pombero è associato al fischio, ai rumori notturni e alla capacità di imitare i versi degli animali della foresta. In alcune tradizioni il suo fischio diventa addirittura il principale indizio della sua presenza.
Non lo vedi.
Lo senti.
E proprio per questo puoi convincerti che sia ovunque.
La foresta diventa così parte integrante della leggenda.
Di notte, un ambiente rurale è radicalmente diverso da quello che conosciamo durante il giorno. Gli alberi nascondono le fonti dei rumori, gli animali si muovono nell'oscurità e la distanza è difficile da valutare. Un suono apparentemente lontano può sembrare vicinissimo e un movimento reale può rimanere completamente invisibile.
In questo ambiente il Pombero diventa una spiegazione culturale per ciò che non si riesce a identificare.
Ma la tradizione gli attribuisce anche un'altra funzione.
In diverse versioni del mito è associato alla protezione della natura.
Il Pombero può essere particolarmente ostile nei confronti di chi distrugge inutilmente l'ambiente, uccide più animali di quanto sia necessario o sfrutta in maniera eccessiva le risorse della foresta. La leggenda assume quindi anche una dimensione morale: chi rispetta la natura può evitare la sua collera; chi la violenta rischia invece di attirare conseguenze soprannaturali.
È un elemento fondamentale.
Perché trasformare il Pombero in un semplice "mostro del bosco" significa perdere una parte essenziale della storia.
Il personaggio rappresenta anche una sorta di guardiano del confine.
Da una parte c'è lo spazio umano: la casa, il campo coltivato, gli animali domestici, la famiglia.
Dall'altra c'è la foresta: imprevedibile, oscura, piena di animali e di pericoli.
Il Pombero appartiene a entrambi gli spazi.
Può essere nella foresta, ma può anche avvicinarsi alle abitazioni.
Può essere invisibile, ma lasciare segni.
Può essere ostile, ma in alcune tradizioni può anche essere placato.
Ed è proprio qui che compaiono le offerte.
Le tradizioni folkloriche riportano doni lasciati durante la notte per ottenere la benevolenza del Pombero. Tra gli oggetti e gli alimenti associati alla pratica compaiono soprattutto tabacco, miele, alcol o rum.
L'idea è semplice: non affrontare direttamente ciò che non puoi controllare.
Meglio rispettarlo.
Meglio non provocarlo.
Meglio lasciargli qualcosa.
In alcune versioni della tradizione, il rapporto con il Pombero assume persino una forma quasi contrattuale: se l'essere soprannaturale viene rispettato e le offerte vengono mantenute, può diventare benevolo o proteggere persone, animali e proprietà; se invece viene ignorato o offeso, può provocare dispetti e problemi.
Questa concezione spiega perché il Pombero abbia una natura così ambigua.
Non è sempre il "cattivo".
Può essere protettore oppure minaccia.
Può aiutare oppure punire.
Dipende dal comportamento umano.
È una caratteristica comune a molte tradizioni folkloriche nelle quali la natura non viene considerata completamente separata dal mondo umano.
E il Paraguay possiede una tradizione particolarmente ricca in questo senso.
La Biblioteca del Congresso Nazionale del Paraguay cataloga, per esempio, Mitos y leyendas del Paraguay mestizo, opera pubblicata nel 2011 da Servilibro, in edizione spagnola e guaraní. Tra i miti raccolti compare esplicitamente quello del Pombero, insieme a figure come Jasy Jatere, Kurupi, Luisón e Ao Ao.
La stessa biblioteca conserva inoltre Una historia de Pombero, di María Victoria Heisecke e Mirta Isabel Martínez, un'opera pubblicata nella collana Me contaron y te cuento, classificata nelle categorie folklore del Paraguay, leggende e mitologia, con testo originale in guaraní.
Non si tratta quindi di una leggenda inventata recentemente per internet.
Il Pombero appartiene a una tradizione narrativa documentata e trasmessa attraverso libri, raccolte folkloriche, opere in lingua guaraní e studi sulla cultura popolare paraguayana.
Esiste persino una documentazione dedicata alla persistenza contemporanea di queste credenze. La Biblioteca del Congresso paraguayano registra una ricerca del 2005 intitolata Creencia actual de los alumnos sobre los Mitos (Pombero y Jasy Jatere), realizzata a Ciudad del Este presso l'Instituto de Educación Superior Ateneo de Lengua y Cultura Guaraní.
Questo dettaglio è particolarmente significativo.
Significa che il Pombero non appartiene soltanto a un passato remoto.
La domanda interessante non è quindi "Il Pombero esiste davvero?"
La domanda antropologicamente più interessante è:
perché questa figura continua a esistere nell'immaginario delle persone?
La risposta probabilmente si trova proprio nella sua capacità di adattarsi.
Il Pombero può essere raccontato come spirito della foresta, come creatura notturna, come protettore degli animali, come essere dispettoso o come presenza invisibile che si manifesta attraverso fischi e rumori.
La leggenda cambia con chi la racconta.
Ma alcuni elementi rimangono.
La notte.
La foresta.
Il fischio.
L'invisibilità.
Il rispetto della natura.
Le offerte.
La paura di essere osservati senza poter vedere chi osserva.
Ed è quest'ultimo elemento che rende particolarmente efficace la leggenda.
Immaginiamo una casa isolata.
È notte.
Non ci sono lampioni.
Non ci sono automobili.
Non c'è traffico.
Il vento attraversa gli alberi.
Un animale si muove dietro una parete.
Poi arriva un fischio.
Una sola volta.
Aspetti.
Niente.
Poi ancora.
Questa volta più vicino.
Non hai visto nessuno.
Non hai una spiegazione.
Eppure hai la sensazione che qualcuno, là fuori, sappia perfettamente dove sei.
È in quel momento che nasce il Pombero.
Non necessariamente nel bosco.
Nella mente di chi ascolta.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui il personaggio continua a funzionare così bene come leggenda.
Il nostro cervello cerca spiegazioni per i rumori che non riesce a identificare. La cultura fornisce quelle spiegazioni.
In Paraguay, una di queste spiegazioni ha un nome.
Pombero.
Naturalmente, alcune versioni moderne del racconto sono diventate molto più oscure rispetto alle tradizioni originarie. Internet ha trasformato il Pombero in un vero e proprio personaggio horror, aggiungendo rapimenti, aggressioni, bambini scomparsi, impronte misteriose e presunti incontri notturni.
Questi elementi possono essere utilizzati nella narrativa contemporanea, ma non devono essere automaticamente presentati come testimonianze storiche o folkloriche autentiche.
Ed è qui che bisogna distinguere il documento dalla leggenda.
Non abbiamo una prova scientifica dell'esistenza del Pombero.
Abbiamo invece qualcosa di altrettanto interessante per chi studia il folklore:
una tradizione culturale documentata, una figura mitologica riconosciuta, una serie di racconti tramandati e una credenza che ha continuato a essere studiata e raccolta anche in epoca contemporanea.
Il Paraguay stesso considera questi miti parte della propria identità culturale. La Secretaría Nacional de Cultura sottolinea che tali racconti trasmettono valori, paure, simboli e conoscenze attraverso le generazioni.
Per questo il vero mistero del Pombero forse non è sapere se una piccola creatura pelosa attraversi davvero le foreste del Paraguay durante la notte.
Il vero mistero è capire quanto profondamente una leggenda possa radicarsi nella memoria collettiva di un popolo.
Perché quando cala il buio, quando la foresta diventa una massa indistinta di alberi e ombre, quando un fischio attraversa la notte e nessuno riesce a capire da dove provenga, la ragione può fornire una spiegazione.
Ma il folklore ne fornisce un'altra.
E in Paraguay quella spiegazione potrebbe avere ancora oggi un nome:
Pombero.
Cesio Endrizzi