Nascosto tra i boschi di pini e i sentieri dell'Appennino emiliano, vive uno spiritello dispettoso, basso di statura, dal muso furbo e dallo sguardo birichino. Si chiama Mazapégul, e la sua leggenda è una delle più radicate e affascinanti del folklore dell'Emilia Romagna. Non è un demone, non è uno spettro. È un folletto. Un folletto domestico dispettoso, che ama confondere gli umani, tormentare le giovani donne e, soprattutto, non farsi mai prendere.
Il suo nome varia a seconda della zona: in alcuni luoghi lo chiamano Mazapégul, in altri Mazapègul o Mazapécul. Ma la sostanza non cambia: è il re dei folletti emiliani, e se lo incontri, meglio tenerti stretto il tuo berretto.
Tutte le descrizioni concordano: il Mazapégul è molto basso, forse non più alto di un bambino di cinque anni. Ha la faccia furba, talvolta rugosa, con occhi vispi e un sorriso che non promette nulla di buono. È vestito poveramente, con abiti di fortuna, ma c'è un dettaglio che lo rende inconfondibile: indossa sempre un berretto rosso.
Non un cappello qualunque. È un berretto a punta, talvolta descritto come un cappuccio, talvolta come un copricapo da giullare. Ed è rosso come il fuoco, come il sangue, come la passione. Quel berretto, si dice, è la fonte dei suoi poteri. Senza di esso, il Mazapégul è solo uno spiritello innocuo, quasi umano.
Il Mazapégul non è solo. Secondo la tradizione, in Emilia Romagna esiste un'intera famiglia di folletti, suddivisa in tribù che prendono nome diverso a seconda della zona:
Nelle colline bolognesi e modenesi è conosciuto come Mazapégul.
Nel piacentino e nel parmense assume altre denominazioni locali, talvolta legate a spiritelli delle case o delle stalle.
In alcune varianti, viene associato ai Salvanèl delle Alpi o ai Folletti del Piemonte.
Ogni tribù ha le sue abitudini, ma tutte condividono la stessa indole dispettosa e un amore sconfinato per i tiri mancini ai danni degli umani.
L'attività preferita del Mazapégul è tormentare i contadini. Ma non quelli anziani e rugosi, che pure incontra volentieri nei campi. La sua preda preferita sono le giovani donne. Soprattutto quelle belle.
La leggenda narra che il Mazapégul entri di nascosto nelle camere da letto, di notte, saltellando silenzioso da un mobile all'altro. Si apposta, osserva, aspetta. Poi, quando la giovane donna è finalmente addormentata, lui si avvicina, si siede sul suo petto, e rende il suo respiro affannoso. Incubi terribili assalgono la dormiente. Sogna di annegare, di cadere, di essere inseguita. Il folletto, intanto, gongola.
Non si ferma qui. Se la donna è sola e lui si innamora di lei (cosa che accade spesso, perché il Mazapégul è un folletto dal cuore tenero e facilmente impressionabile), allora la situazione può evolvere. Se la fanciulla ricambia la sua passione, il folletto si calma. Anzi, diventa servizievole. Le rassetta la stanza, le lucida le scarpe, le prepara la legna per il camino. È un amante discreto, quasi invisibile, ma fedele.
Se invece la donna lo deride, lo scaccia, lo ignora, o peggio, preferisce a lui un marito o un fidanzato umano, allora il Mazapégul si infuria. Diventa violento. La scuote nel sonno, la morde, la graffia. Le nasconde gli oggetti più preziosi: lo specchio, il pettine, la borsa dei filati. E poi, per punizione, continua a posarsi sul suo petto notte dopo notte, impedendole di riposare.
Per questo motivo, il Mazapégul è stato spesso associato a un fenomeno fisico ben preciso: la paralisi notturna. Chiunque abbia sperimentato la sensazione di svegliarsi nel cuore della notte, incapace di muoversi, con un peso sul petto e la sensazione di una presenza minacciosa nella stanza, sa di cosa parliamo. Un tempo, in Emilia, non c'erano dubbi: era il Mazapégul.
Il folletto è quindi a tutti gli effetti un incubus (da incubare, "giacere sopra"), uno spirito notturno che opprime i dormienti e causa incubi terribili. Figure simili esistono in tutto il mondo: l'Alp nella mitologia germanica, la Mora nei paesi slavi, il Bangungut nelle Filippine. In Emilia, questo ruolo è ricoperto dal nostro amato/disamato Mazapégul.
Ma c'è una buona notizia: il Mazapégul non è invincibile. Anzi, ha un punto debole, anzi, un punto... rosso.
Il suo berretto rosso è la fonte dei suoi poteri. Se riesci a toglierglielo e a gettarlo lontano, il folletto diventa inerme. Perde la capacità di rendersi invisibile, di saltare da un mobile all'altro, e soprattutto perde la sua forza. Diventa uno spiritello triste e spaurito, che scappa via piangendo.
La tradizione dice che, se trovi un berretto rosso in un bosco o in una cantina, non toccarlo. Potrebbe essere del Mazapégul. Ma se il folletto ti sta tormentando e riesci a prenderlo, allora buttalo lontano. Lontanissimo. E il folletto, per recuperarlo, ti lascerà in pace.
Questa caratteristica è un forte richiamo ad altre leggende italiane, come quella del Monachicchio lucano (un folletto domestico che perde i poteri senza il suo cappuccio) o del Barbaricino sardo. Sembra che i folletti italiani abbiano tutti una predilezione per i copricapi magici.
Oggi, il Mazapégul è quasi scomparso dalla memoria collettiva. I giovani non ci credono più, i boschi sono meno fitti, le campagne sono diventate periferie. Ma nelle zone più interne dell'Emilia Romagna, soprattutto tra Modena, Bologna e Reggio Emilia, gli anziani raccontano ancora di lui.
Qualcuno giura di averlo visto, di notte, saltare sui tetti delle case. Qualcun altro sospetta che i piccoli oggetti che continuano a sparire in casa siano opera sua. E c'è ancora chi, quando si sveglia con un peso sul petto e il respiro affannoso, mormora tra sé: "Mazapégul, vattene. Lasciami dormire."
Non si sa se funzioni. Ma una cosa è certa: il folletto dal berretto rosso non è mai stato catturato. E forse, proprio per questo, è ancora lì. Tra un bosco e l'altro, tra un sogno e un incubo, ad aspettare la prossima bella fanciulla da tormentare. O da amare. Tanto, per lui, è lo stesso.
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